EPISODI MENO NOTI DELLE CINQUE GIORNATE

di Carlo Radollovich

Sono ancora visibili le “ferite” che l’esercito austriaco inflisse ai milanesi nel corso delle Cinque Giornate, dal 18 al 22 marzo 1848. Infatti, su un lato del palazzo De Maestri, in corso Venezia 13, e poi anche all’angolo con via Spiga,sono osservabili alcune scheggiature del marmo, provocate da colpi di cannone austriaci, come sottolineano le iscrizioni che appaiono vicino agli squarci.

Furono momenti terribili per la popolazione, ma anche attimi che evidenziavano notevole coraggio, un’audacia non comune e anche eroismo, nel tentativo di rivoltarsi con molto fegato contro gli oppressori.

Forse non tutti rammentano che in quei giorni venne invaso il palazzo del Governo e fu fatto prigioniero il vicegovernatore Moritz O’Connel. Fu costretto a firmare alcuni decreti che prevedevano, tra l’altro, la destituzione della direzione di polizia, con ordine di consegna immediata delle armi al Municipio.

Il generale Radetzky, accerchiato all’interno del Castello Sforzesco, volle mettere subito mano all’esercito, organizzandolo per il contrattacco in diversi settori operativi. Ma le barricate stavano nel frattempo per essere erette e se ne contarono 1650 circa. Gli austriaci reagirono duramente e utilizzarono pure i cannoni contro gli insorti, nel tentativo, contemporaneamente, di sgomberare le strade. Ma i milanesi, tenacemente coalizzati tra loro (erano presenti non soltanto popolani con donne e bambini, ma anche diversi nobili), resistettero ben oltre ogni più rosea aspettativa.

Come si sa, i moti culminarono con la conquista di piazza dei Mercanti e, susseguentemente, di Porta Nuova.  Tra gli insorti, venne costituito un Consiglio di guerra e un Governo provvisorio che indussero Radetzky a proporre un armistizio. Immediatamente, tale richiesta venne rifiutata e le truppe viennesi vennero sconfitte durante l’ultimo scontro a Porta Tosa ( Porta Vittoria, da quel momento) e lasciarono la città.

Le numerose battaglie cittadine causarono, tra i nostri, 420 morti, di cui 43 donne e bambini. In campo austriaco, le perdite furono 180.

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