Quando anche gli insegnanti fanno i “bulli” con alcuni colleghi

di Donatella. Swift

Oggi vogliamo affrontare un tema già annunciato ed estremamente spinoso.

Dopo aver descritto il nostro sdegno nei confronti di quegli alunni che continuano a comportarsi in modo becero ed umiliante nei confronti degli insegnanti, dopo aver segnalato diversi episodi in cui anche i genitori si sono scagliati verbalmente e fisicamente nei confronti di altri insegnanti, la nostra attenzione si sposta su alcuni insegnati che a loro volta attuano una sorta di bullismo nei confronti dei propri colleghi, protagonisti e delatori di qualche particolare episodio, ma anche approfittatori della loro posizione all’interno della gerarchia scolastica. In genere ciò capita quando si arriva in una scuola nuova, dove nessuno ti conosce, oppure in alcune realtà di paesini in cui tutti si conoscono e tu risulti fuori dal coro, quasi uno straniero anche se non lo sei.

Spesso mi è capitato di assistere o di venire a conoscenza di episodi davvero irritanti, aventi come protagonisti appunto colleghi che hanno in pratica mobbizzato altri colleghi, costringendoli a firmare domanda di trasferimento. Qualche anno fa un collega si è visto puntare contro il dito di tutta una classe sobillata da questi sedicenti colleghi: a mente fredda, e non so come abbia potuto mantenerla in una situazione del genere durata un intero anno scolastico, studenti e studentesse che potevano fare e disfare a proprio piacimento perché supportati da “colleghi”. Mi disse che di fatto che quella scuola era una sorta di trattoria a conduzione familiare, a partire dal vertice per arrivare a chi nelle classi entrava tutti i giorni, e che magari aveva anche la “sfacciataggine” di voler insegnare qualcosa. L’unica colpa, se vogliamo chiamarla così, del collega che mi ha confidato la sua situazione di disagio, era l’aver richiamato la classe allo studio, visto che essa proveniva da un periodo di totale nullafacenza nelle sue materie.

Un’altra volta mi è stato raccontato di un paio di studentesse “capette” che si divertivano a prendere di mira un’altra insegnante per i suoi mal di testa da eccesso di onde magnetiche, e continuavano imperterrite ad usare cellulari e IPad come se niente fosse. Erano sempre appoggiate da una loro insegnante, o anche da più di una. Per non dire di quel collega dileggiato in una classe a detta di molti problematica che, quando si è recato a chiedere numi allo staff della presidenza, si è sentito umiliato una seconda volta perché in pratica costretto a chiedere scusa alla classe per aver messo voti bassi.

Se chi dovrebbe tutelare il nostro posto di lavoro si presta anch’esso a queste forme di bullismo, siamo veramente una società destinata a breve all’estinzione. Ovviamente la scuola è un po’ lo specchio di ciò che viviamo ai giorni nostri, ma ciò non toglie che, a scuola come nella vita, il rispetto è un qualcosa di imprescindibile, o almeno dovrebbe essere tale.

 

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