UN CAMPANILE MILANESE DEL 1230

di Carlo Radollovich

Nel giardino di un condominio che si affaccia sulla centrale via Giannone, a due passi dal Parco Sempione, si erge un antico, caratteristico campanile. E’ tutto ciò che resta di un vasto complesso monastico appartenuto alla chiesa della Santissima Trinità, abbattuta nel 1968 e successivamente “trasferita” con ogni sorta di spettacolare modernità in via Giovanni Verga.

Molti cittadini del “Borg di Scigolatt” (Borgo degli Ortolani), molto affezionati alla vecchia chiesa, si opposero vivacemente alla sua demolizione e le proteste furono numerose. Dovettero però soggiacere al volere delle competenti autorità che definivano il tempio praticamente privo di ogni interesse artistico. E in molti si chiedevano se i veri motivi dell’abbattimento risiedessero nel creare opportuni spazi per consentire la costruzione di nuovi e lussuosi stabili…

In ogni caso, grazie ad un particolare intervento del Sovrintendente ai Beni architettonici, fu possibile preservare dalla demolizione il vecchio campanile, datato 1230, successivamente acquistato da uno dei fondatori del FAI.

Va menzionato che la vecchia chiesa, nel 1290, era gestita dai Frati Umiliati, i quali disponevano in loco del loro convento. Il primo curato fu quel Bonvesin de la Riva (1240 – 1315), frate terziario, che dedicò un famoso trattato alla nostra città dal titolo “De magnalibus urbi Mediolani” (Della grandezza della città di Milano), con cui volle decantare la forza, la modernità e la ricchezza della città ambrosiana.

Nel 1608, il cardinale Federigo Borromeo elevò la chiesa della Santissima Trinità a parrocchia. Ironia della sorte: dopo appena otto anni, il tempio venne quasi distrutto da uno spaventoso incendio, dal quale si salvò soltanto il campanile. La chiesa venne restaurata molto più avanti e il campanile fu opportunamente innalzato per poter ospitare una campana in più.

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