ASCENSIONI LOMBARDE CON L’AEROSTATO

di Carlo Radollovich

Paolo Andreani (1763 – 1823), un nobile milanese assai ricco, fu il primo in Italia, assieme ai fratelli Gerli, a prendere il volo in aerostato nel febbraio 1784, sulle orme dei Montgolfier.

L’Andreani aveva ordinato una mongolfiera di 23 metri di diametro, realizzata in tela, con all’esterno un robusto tessuto a rete che sosteneva una navicella allestita interamente con fasci di vimini.

L’aerostato si staccò da terra nella villa Andreani di Brugherio, veleggiò per una ventina di minuti e atterrò riportando solo lievissimi danni. Paolo ci provò di nuovo nel mese di marzo assieme a due robusti contadini. Approfittando della presenza a Milano dell’imperatore Giuseppe II, desiderò che il monarca potesse essere presente all’esperimento di volo e lo invitò espressamente a Brugherio. Ma Giuseppe II declinò l’invito perché – così si racconta – non voleva assistere al “suicidio” di un proprio suddito. L’ascensione, in ogni caso, andò veramente bene. Egli poté raggiungere  i 1500 metri di quota circa e riuscì a percorrere otto chilometri.

Un curioso volo aerostatico avvenne il 25 aprile 1967 per festeggiare la giornata della Liberazione. A bordo vi erano Gino Strada, un noto personaggio di Melzo, Maurizio Leoni, storico, e il pilota. La navicella si staccò in volo nelle prime ore del pomeriggio da Melzo con un sacco contenente cartoline da obliterare all’arrivo. In effetti, il pallone avrebbe dovuto atterrare a Sulbiate  in provincia di Monza e Brianza, ma il vento fece cambiare la rotta prefissata nel giro di un quarto d’ora circa e ci si rese conto che l’atterraggio sarebbe avvenuto altrove, nei pressi di Cavenago. Qui, dopo un paio d’ore di volo, l’aerostato prese terra in modo decisamente meno soft rispetto al primo viaggio del conte Andreani: i due passeggeri vennero scaraventati fuori dalla navicella per effetto del forte urto con il terreno e il pilota, alle prese con l’aerostato più leggero, se ne volò verso l’alto. Successivamente riuscì con difficoltà ad atterrare nelle campagne di Solbiate, non senza rischi e pericoli che avrebbero potuto procurargli seri guai.

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