MILANO E L’INQUINAMENTO ACUSTICO

di Carlo Radollovich

Di norma, quando i rumori in città si ripetono con una certa frequenza, essi coincidono con i primi caldi della bella stagione e con la necessità di tenere le finestre aperte, soprattutto per coloro che non hanno la fortuna di possedere un impianto d’aria condizionata. Le nostre orecchie percepiscono con maggiore fastidio lo sferragliare dei vecchi tram classe 1928, le improvvise accelerate di moto e di auto sotto casa, le sirene dei mezzi di soccorso, la televisione del vicino che trasmette musica a tonalità elevate e così via.

Ma al di là dei disagi provocati da sonorità fuori misura e da attribuire indirettamente al caldo estivo, i cittadini milanesi si trovano a combattere contro l’inquinamento da rumori anche durante le altre stagioni, se è vero quanto affermano le statistiche e cioè che il 40 per cento circa dei residenti è esposto in media a rumori superiori ai 60 decibel durante il giorno e di 50 nel corso della notte. Giusto per intenderci, lavorare in un ufficio rumoroso, abitare in locali che danno su una strada trafficata oppure pranzare in un ristorante privo di pannelli fonoassorbenti, tutto ciò crea fastidio se il livello in decibel è misurabile tra i valori di 60 e 70.  A Milano siamo quinti in tema di rumori, dopo Palermo, Firenze, Torino e Roma.

Un aspetto da non sottovalutare, almeno per alcune zone, è il disturbo arrecato dalla movida. Si vorrebbe poterlo controllare meglio, grazie anche a pattuglie di vigili che osservano da vicino il fenomeno, ma sinora non si sono riscontrati sostanziali miglioramenti.

Esiste anche il notevole fastidio creato dal traffico sulle circonvallazioni, dagli scali ferroviari, dai dossi che sono stati creati per rallentare la velocità dei veicoli, ma che si traducono in stridenti arresti repentini e anche in vibrazioni delle auto.

E che dire del vociare ad “alti livelli” per strada durante le ore notturne, degli improvvisi e fragorosi botta e risposta tra giovanissimi, conditi da sonore risate senza fine sotto le finestre di casa? In questo caso, sta alle singole persone nel cercare di imporre a se stesse moderazione e maggiore autocontrollo, al fine di non sconfinare in veri e propri schiamazzi, perseguibili penalmente.

In conclusione, dovremmo intervenire, anche da semplici cittadini, presso le competenti autorità, affinché si possano stilare più precise norme, rispetto al passato, contro l’inquinamento acustico. Si raggiungerebbero in tal modo rilassatezza e distensione, a favore di un auspicato, tranquillo vivere sociale.

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