Quel sottile male oscuro degli adolescenti che soffrono per non essere accettati dai coetanei

di Donatella Swift

Negli ultimi tempi ci siamo occupati dei giovani adolescenti evidenziando il loro rapporto conflittuale con l’autorità scolastica, partendo dagli episodi, ahi noi sempre più frequenti, di bullismo nei confronti degli insegnanti. Oggi, ma in realtà non solo oggi, la cronaca ci offre lo spunto riguardante il limite di sopportazione che molti ragazzi e ragazze hanno nei confronti di chi li bullizza da pari. Al rientro dalle vacanze pasquali una giovanissima ragazza torinese ha scientemente deciso di farla finita buttandosi sotto un treno a Porta Susa, morendo sul colpo. All’inizio si era pensato ad un tragico incidente, ma con il passare delle ore i contorni della vicenda stanno diventando sempre più nitidi. In particolare le parole che la stessa adolescente, figlia unica, aveva affidato ad un diario che teneva a casa in cui aveva scritto: “Sono troppo grassa…addio”, affermazioni accompagnate dalle scuse ai genitori.

Ma cosa spinge questi ragazzi che mostrano di essere o troppo duri o troppo fragili a compiere questi gesti estremi?

L’adolescenza di suo è un’età ingrata in cui i piccoli problemi quotidiani diventano montagne insormontabili: nessuno sembra capirti,  men che meno i genitori, ci si vede o troppo piccoli, o troppo brufolosi, o ancora troppo magri o troppo grassi. Sentirsi accettati è tutto ciò che è davvero importante. Nel caso di Beatrice, la ragazza di Torino che studiava a Vercelli e sognava di diventare soprano, la questione era l’ago della bilancia: si sentiva troppo grassa, di conseguenza brutta, e forse per questi motivi non a proprio agio con i propri coetanei. L’argomento è estremamente delicato, e a mio modo di vedere non serve che al solito qualcuno proclami che bastava accettarsi di più, fare qualche corsetta nel bosco e mangiare meno carboidrati: non riusciremo mai a capire questo problema, semplicemente perché non possiamo entrare nella testa di una ragazza che ha sofferto in maniera incredibile, possiamo solo azzardare supposizioni, prese in giro, occhiatine fugaci tra compagni di scuola, perché si sa che i ragazzi sono i più spietati giudici, ma il punto è un altro. Le ferite psicologiche di una ragazzina di quindici anni possono anche trascinarsi per anni, fino all’età adulta, e non è detto che se guardi indietro a quando eri adolescente ti vedi migliorata solo per il fatto di avercela fatta, anzi…magari riaffiorano certi ricordi che avevi semplicemente rimosso, e riaprire ferite è un attimo. È il caso di una ragazza di mia conoscenza che ha raccontato di aver ricordato di come un giorno, era ancora una giovane studentessa, percorrendo la strada, l’unica, da scuola a casa, si sia trovata in mezzo ad una banda di coetanei che dalle iniziali parole di scherno erano passati ai calci ed ai pugni, dolorosissimi, anche al basso ventre, e l’avevano abbandonata così sulla strada, dolorante e sotto la pioggia, da sola. La ragazza di allora ora è diventata una donna, eppure episodi come quello di Torino hanno risvegliato in lei ricordi sfuocati, sopiti o per meglio dire messi a tacere, ma che sicuramente l’hanno segnata, prima che nel fisico, nel cuore e nell’anima. Tutto questo per dire che, a dispetto di quanto si possa pensare, non si finisce mai, per certi versi, di essere adolescenti, anche da adulti.

 

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