Siamo pronti ad affrontare le conseguenze negative delle nuove tecnologie?

di U.P,

Lo sviluppo tecnologico è ormai sempre più rapido. Cosa ci aspetta per il futuro? Molti sono ottimisti e credono che la tecnologia non potrà che migliorare la nostra vita, ma c’è anche chi si chiede se ciò sarà poi vero. E ricorda le parole del fisico Robert Oppenheimer, pronunciate dopo il primo test nucleare.

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Ma vediamo di conoscere il parere di personaggi . molto giovani – che stanno lavorando in questo settore per capire se loro hanno o no paura del futuro tecnologico che ci aspetta.

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Yonatan Zunger, un ex ingegnere della sicurezza e della privacy di Google, ha paragonato il potere degli ingegneri software a quello di “bambini che giocano in un negozio pieno di armi cariche (come l’AK-47, il famoso kalashnikov)”. Sta diventando sempre più chiaro che la progettazione di software tiene sempre meno conto della sicurezza e dei valori etici. “L’informatica è un campo che non si è ancora misurata con le eventuali conseguenze che potrebbe generare”, ha scritto.

Gli uomini non possiedono elementi sufficienti per anticipare e mitigare gli eventuali pericoli delle nuove tecnologie. Non ci vuole molta immaginazione per capire come la prossima ondata di tecnologia potrebbe andare male. Ogni aspetto della vita umana – il nostro cibo, il nostro lavoro, le nostre interazioni intime, il nostro DNA stesso – è, o sarà presto, mediato dalla tecnologia che abbracciamo. Le macchine ora possono riconoscere il parlato e il testo scritto; le immagini saranno il prossimo traguardo. Gli algoritmi conoscono la faccia e gli interessi di milioni di concittadini. Possono dedurre, con precisione sempre maggiore, il reddito, la salute mentale, l’affidabilità creditizia, la personalità, i sentimenti e altro dai dati pubblici (i cosiddetti Big Data).

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Sam Altman ha descritto il pericolo della tecnologia in un’intervista a Vanity Fair. “È un momento molto eccitante per essere vivi”, ha detto, “perché nei prossimi decenni o ci dirigeremo verso l’autodistruzione o saremo in grado di colonizzare l’universo”.

Il problema, va ribadito, è che gli umani hanno pochi strumenti per anticipare e mitigare i pericoli delle nuove tecnologie. Quando le automobili furono introdotte per la prima volta, devastarono l’ambiente e crearono molti morti prima che qualcuno avesse il coraggio di imporre qualsiasi regola. Gli Stati Uniti iniziarono a richiedere patenti di guida solo negli anni ’30 e gli sforzi di introdurre sistemi di sicurezza nei veicoli a motore, come le cinture di sicurezza, iniziarono solo negli anni ’60.

Potremmo non avere il tempo di sperimentare e adattarci alle nuove tecnologie che ci raggiungono rapidamente ogni giorno. È facile prendere in giro la paura dell’intelligenza artificiale quando i robot si limitano per il momento a eseguire compiti elementari. Ma dovremmo forse già attrezzarci per prevenire qualsiasi conseguenza catastrofica. Non aspettare che si trovino soluzioni a posteriori, quando magari è già troppo tardi.

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