ANIMALI E CROSTACEI IN PADELLA

di Carlo Radollovich

Un’esponente politica, giorni fa, presentava diverse proposte di legge tra cui quella di vietare la macellazione di animali che non abbiano ancora raggiunto l’età adulta.

Sicuramente, per evitare una vera e propria “mattanza”, si auspicava indirettamente di procedere nel modo più soft, al di là dell’età dell’animale, prevedendo soprattutto una macellazione che possa presentarsi assolutamente indolore.

Una tristezza analoga alla pietosa fine subita da agnellini, capretti e vitellini, riguarda alcune specie di crostacei prima di finire in pentola. In effetti, l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare sanciva, già nel 2005, che i crostacei decapodi (ossia in possesso di cinque paia di zampe), tra i quali vengono classificati gli astici e le aragoste, hanno una precisa sensibilità, cioè quella di percepire non solo il dolore, ma anche lo stress.

Particolarmente attenta a questa segnalazione si è dimostrata la Svizzera, la quale ha vietato ai ristoratori e ai privati di immettere in acqua bollente aragoste e astici vivi. Tra non molto, anche in Italia le competenti autorità dovranno esprimersi circa l’osservanza di questa particolare norma.

Certo, tutto si presenterebbe molto più facile se sulle navi che hanno pescato crostacei si provvedesse immediatamente al loro congelamento anziché commercializzarli ancora vivi. In sostanza, vendendoli congelati si eviterebbe in anticipo la loro triste fine in pentoloni d’acqua  a cento gradi.  E a proposito di congelamento è risaputo che, qualora intendessimo consumare del pesce crudo, anche questo alimento deve essere consumato solo dopo un “abbattimento” a -20 gradi per un lasso di tempo pari a 24 ore.

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