UNA TORRE CHE EVOCA ORRORI

di Carlo Radollovich

Nota come Torre del Carrobbio, questa costruzione di epoca romana risale al I secolo d.C., quando reggeva le sorti dell’impero Augusto Gaio Giulio Cesare Ottaviano.

Si trova oggi inglobata tra alcuni stabili privati e vi si può accedere dal civico 4 di Largo Carrobbio oppure all’imbocco di via Medici, entrando nel cortiletto di un hotel.

Di forma cilindrica, tutta in mattoni, alta sei metri circa, sulla quale sono ancora oggi visibili una finestrella e una feritoia, di base quadrata, essa si trovava a difesa della vecchia “Porta Ticinensis”, così chiamata perché rivolta verso Ticinum, l’antica Pavia. Nel Medioevo era chiamata “Torraccia” o anche “Torre dei malsani” poiché nei suoi pressi sorgeva un lebbrosario, il San Materno, demolito alla nascita dell’Ospedale Maggiore e cioè nel 1456 sotto Francesco Sforza.

Due secoli fa, i milanesi parlavano spesso di alcune storie relative alla torre, racconti dell’orrore perché, al suo interno, aveva sede la Santa Inquisizione con tutta una sequela di torture rivolte contro gli eretici e contro coloro che, più o meno implicati, venivano accusati di stregoneria. Nelle serate d’inverno, davanti al caminetto, si faceva quasi a gara, tra nonni e nipoti, nel descrivere i vari tipi di ordalia prescritti. Si trattava in sostanza del cosiddetto Giudizio di Dio: qualora i colpevoli non fossero stati in grado di superare certe prove assai pericolose come la camminata sulle braci ardenti, sarebbero stati senz’altro condannati.

Ma non è tutto. Si diceva pure che nella vicinissima via Torino avesse sede un tempio pagano dedicato a Mitra, una divinità che esigeva sacrifici animali. La fantasia popolare fece sì che i versi laceranti delle povere bestie si ripetessero all’infinito, proprio all’interno della torre del Carrobbio…

Segnaliamo infine che la denominazione “Carrobbio” sembrerebbe derivare dal latino “carrivium”, cioè una strada abbastanza larga, in cui potevano transitare diversi tipi di carri.

 

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