Il latino nelle scuole, altro che lingua morta, l’eterno dilemma per il futuro dei nostri giovani

di Donatella Swift

Le parole dell’onorevole Emma Bonino sull’effettiva necessità di continuare a studiare il latino a scuola, quando, a suo modo di vedere, sarebbe meglio dare maggiore impulso a studi di ingegneria e matematica, ripropongono un antico tema su cui a più riprese si è discusso. Una lingua come il latino, da sempre fiore all’occhiello della scuola italiana ed in particolare dei licei, non deve essere messa nel dimenticatoio tanto per giustificare che lo studio dei classici risulti anacronistico rispetto alle richieste nel mondo del lavoro.

In realtà lo studio della lingua latina è per molti versi paradossalmente moderno, basti pensare ai tanti spunti nel nostro parlare quotidiano da carpe diem a incipit, da extra a sponsor, da gratis ad agenda, da (legge) ad personam a curriculum, e via con altre centinaia di modi di dire che provengono proprio dal latino. Ed è utile anche pensare a quanto siano richieste le competenze del latino negli studi umanistici all’estero, in Inghilterra – dove è uno degli skill per il curriculum − come negli Usa: in Germania addirittura il latino risulta la terza lingua studiata dopo inglese e francese. Ma anche in Italia da decenni ormai le statistiche dimostrano che gli studenti più brillanti nelle facoltà considerate scientifiche o legate al commercio provengano dai licei.

Eppure, ciclicamente, c’è sempre qualcuno pronto a buttare fango sullo studio dei classici, affermando che le lingue “morte” non servono di certo ai vivi e che, come nel caso della Bonino, esse sono ormai passate di moda rispetto alle lingue commercialmente appetibili come l’inglese, il francese, il tedesco e negli ultimi anni anche il cinese.

È notizia degli ultimi mesi che in alcune regioni siano state attivate addirittura certificazioni riguardo proprio alle competenze acquisite in latino: si tratta di un test su più livelli, sul modello del più celebre “Cambridge Esol” che consta di 4 livelli( A1, A2, B1 e B2) composto da esercizi, comprensione del testo, domande a crocette e una traduzione col dizionario, prevista solo per il livello B2. In Lombardia lo scorso anno quasi in 1100 hanno partecipato alle prove ed in Veneto è stato calcolato che nel giro di due anni si arriverà alla certificazione di circa 2500 richieste. Ed anche altre regioni, come Emilia Romagna e Liguria si stanno attrezzando in tal senso: l’obiettivo è che entro il 2019 tutte le regioni italiane abbiano attivato tale opportunità. Ai test prendono parte soprattutto studenti dei licei, ma anche persone in età extra-scolastica. Quali vantaggi dà l’attestato? A rispondere è Massimo Gioseffi, docente di letteratura latina alla Statale di Milano, nonché membro del Cusl (Consulta universitaria di studi latini): “Al momento è spendibile nel mondo del lavoro e lo si può inserire nel curriculum. Una volta a regime, e cioè quando tutte le regioni organizzeranno le prove, potrebbe garantire dei crediti per le professioni in cui è richiesta la conoscenza del latino. Mi viene in mente il ruolo da archivista di Stato”.

A tutti gli effetti pertanto il latino non è per niente una lingua morta.

Ad maiora!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *