La scelta della scuola superiore, un passaggio fondamentale per la crescita personale degli studenti

di Donatella Swift

 Anche oggi vogliamo affrontare una tematica inerente il mondo scolastico, in particolare quello relativo alla scelta delle scuole superiori. Da qualche anno a questa parte l’obbligo scolastico nel nostro Paese è stato portato al compimento dei 16 anni: peccato che il legislatore abbia omesso di precisare se con 16 anni s’intenda la seconda superiore, due anni di cui uno ripetuto, oppure altro. Perché questo discorso? Perché molto, troppo spesso le stesse famiglie si trovano nella difficoltà di dover prendere una decisione drastica, allorché il ragazzo o la ragazza perda oltre al primo anno delle scuole superiori anche il secondo, pensando quindi di farli smettere di studiare, come scelta più ovvia, e di invitarli ad andare a cercarsi un lavoro. Ora, tenendo in considerazione che già gli adulti incontrano notevoli difficoltà in tal senso, ecco che la legge non risulta essere chiara: cosa s’intende per obbligo scolastico effettivamente? Basta avere compiuto sedici anni e basta? Oppure bisogna aver svolto almeno 10 anni di percorso scolastico in un modo o in un altro? In ogni caso il passaggio dalla scuola media alle superiori, soprattutto in alcuni contesti sociali risulta essere per qualcuno anche traumatizzante. Innanzitutto è necessario che i genitori si facciano un attento esame di coscienza per evitare che, come spesso accade, i propri figli scelgano un tipo di scuola non per particolari attitudini, ma perché o il padre o la madre, o tutti e due, hanno frequentato ai tempi quel tipo di scuola quando non addirittura quella scuola.

Dal punto di vista strettamente pedagogico la scelta non risulta sempre vincente, e non solo perché i tempi sono cambiati – ovvio che lo siano – quanto perché magari lo studente o la studentessa si ritrova a doversi misurare con qualcosa che non ha scelto e di conseguenza, se l’andamento non dovesse essere positivo, si finirebbe con il rimbalzarsi responsabilità ed accuse reciproche. Sarebbe altresì più opportuno considerare le reali inclinazioni del proprio figlio o figlia, perché se già l’adolescenza di per sé non è un’età sempre entusiasmante, figuriamoci se poi si va pure male a scuola. E qui entrano in campo anche le aspettative delle famiglie, non tutte naturalmente, ma in certi casi alcuni genitori forse esagerano nello stare “troppo addosso” ai propri figli: l’intento è sicuramente nobile, ma a volte il risultato è che il ragazzo sviluppi una sorta di ribellione a questo atteggiamento nei suoi confronti. Non sono pochi i genitori che quando tornano a casa non “vedono” i propri figli studiare fisicamente e quindi pensano che essi stiano trascurando il proprio dovere di studiare, mentre magari gli stessi figli hanno già studiato ed in quel momento si stanno solo rilassando. Ovviamente questo discorso va modulato anche a seconda del tipo di studi affrontati, se dal punto di vista di uno studente liceale o da quello di uno studente dei tecnici e dei professionali, in quanto la prospettiva cambia radicalmente, sia per il numero di materie affrontate sia per l’impegno richiesto.

 

 

 

 

 

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