LEGGENDE SULLA CHIESA DI SAN CRISTOFORO

di Carlo Radollovich

Si tratta in realtà di una doppia chiesetta. Infatti, a quella medievale, sorta al posto di un tempio romanico,  venne aggiunta nel 1398 una Cappella Ducale, fatta costruire da Gian Galeazzo Visconti. Egli l’aveva voluta affinché San Cristoforo, morto martirizzato in Licia, sulla costa meridionale dell’Anatolia, proteggesse Milano dalle frequenti ondate di peste che si susseguivano in città. Ma il triste destino volle che lo stesso Gian Galeazzo morisse a seguito del terribile morbo e che la Cappella Ducale, non ancora terminata, venisse completata dal figlio Giovanni Maria.

Sulla duplice chiesa di San Cristoforo sono fiorite diverse leggende, alcune delle quali, particolari, tentiamo di ricostruire. Secondo alcune testimonianze dell’epoca, il tempio sarebbe stato testimone del corteo nuziale di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este. Per la verità, il matrimonio tra Ludovico e Beatrice fu celebrato nel 1491 presso il Castello di Pavia, ma si narra che la coppia, rientrando a Milano, volle rendere omaggio a San Cristoforo. Pertanto,  con un seguito di diverse autorità cittadine, dame, cavalieri, paggi e paggetti, un nutrito numero di persone sarebbe sfilato davanti alla chiesa.

Inoltre, al grido di “Ultreia” (strano urlo di battaglia che secondo alcuni deriverebbe dal latino “ultra”, mentre secondo altri significherebbe un semplice incitamento alla Guerra Santa invocata da papa Urbano II nel tentativo di riconquistare i luoghi in cui visse Gesù), un consistente numero di lombardi sarebbe partito per la Palestina proprio dalla chiesa di San Cristoforo. Si racconta che essi, con grandi contributi di coraggio e di autentico valore, coronarono il loro sogno nel vedere finalmente conquistata la città di Gerusalemme (anno 1099, termine della prima crociata).

Ma spostiamoci al 1176, anno in cui avvenne la sonora sconfitta del Barbarossa a Legnano. Si narra che nella stessa giornata del 29 maggio, alcuni messaggeri, ansiosi nel comunicare alla città la notizia della vittoria, si misero subito in viaggio e furono tra i primi ad annunciare a tarda sera, davanti al tempio di San Cristoforo, che le truppe dell’imperatore erano state completamente debellate.

A lato della chiesa, sin dal 1192, era operativo un piccolo ospedale, denominato “di Porta Genovese”, che si prendeva cura degli sbandati e dei vagabondi. Qui, un certo frate Gervasio, chiedendo forza e protezione a San Cristoforo, sarebbe riuscito in molte occasione a lenire dolori e addirittura a guarire diversi inabili.

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