UNA LEGGENDA SULLA SCONFITTA DEL BARBAROSSA

Si narra che la battaglia di Legnano, svoltasi dopo la quinta e ultima discesa in Italia dell’imperatore Barbarossa, conclusasi con la sconfitta di quest’ultimo, poté risolversi a favore dei Milanesi grazie anche alla particolare “azione” compiuta da lassù da tre santi: Alessandro, Martirio e Sisinnio.

Chi erano anzitutto questi tre religiosi? Si trattava di tre giovani missionari che erano stati inviati dal vescovo Ambrogio, verso la fine del IV secolo, nella regione d’Anaunia (ora Val di Non in provincia di Trento) abitato dagli Anauni, di tradizione pagana, che vennero assoggettati da Roma nel corso del I secolo d.C..  L’intento era quello di evangelizzare  questo antico popolo alpino. Ma i contrasti con il cristianesimo si fecero subito pericolosi e addirittura minacciosi, tanto che i tre, malgrado gli sforzi profusi, furono purtroppo martirizzati entro un breve lasso di tempo.

I loro corpi vennero tuttavia restituiti al vescovo Simpliciano (320 – 401) e sepolti nella basilica di Milano “Virginum” (successivamente dedicata a San Simpliciano), i cui lavori, avviati in precedenza da Ambrogio, terminarono nel 401.

Circa otto secoli dopo, poco prima di sferrare la battaglia decisiva di Legnano, (29 maggio 1176), i presenti sul sagrato della chiesa videro levarsi in volo tre colombe bianche che si posarono poco dopo sul ben noto “Carroccio”, già pronto per partire, ma ancora in attesa di ricevere la benedizione del vescovo. Tutti interpretarono l’accaduto come un segno ben preciso pervenuto dall’Alto. Le tre colombe bianche, si diceva, rappresentavano i tre santi che intendevano proteggere ed essere a fianco dei soldati pronti a misurarsi con il nemico invasore.

Sappiamo che il confronto bellico decretò la sconfitta del Barbarossa e i frati benedettini cluniacensi della chiesa di San Simpliciano, non appena appresa la notizia della vittoria milanese, decisero di aggiungere tre colombe al loro stemma.

Va ricordato che il sacello funerario in San Simpliciano, ove erano conservati i resti dei tre santi, è oggi vuoto perché essi furono traslati nel 1927 a Sanzeno, in provincia di Trento, presso la basilica dei Santissimi Martiri Anauniensi. Ma lo si può visitare, accedendo dal transetto, a sinistra dell’altare. L’ingresso venne artisticamente ben affrescato da Aurelio Luini (1530 – 1593), figlio di Bernardino, con particolari immagini di santi e sante.

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