L’iniziativa di un Liceo milanese ripropone l’annoso tema della mancanza di dialogo tra le parti interessate

di Donatella Swift

Lo spunto è un’assemblea che si è svolta nei giorni scorsi in un liceo del centro di Milano, i cui contenuti sono stati resi noti a poche ore dallo svolgimento per interessamento del Consiglio d’Istituto. Il motivo è appunto riconducibile a quanto si sarebbe discusso, ovvero temi quali Aids, omosessualità, comunità transgender ed altri ancora. Pertanto la domanda è: quanto può fare la scuola per cercare di attirare l’attenzione dei ragazzi su determinate problematiche moderne? E ancora, è giusto affrontare una qualsiasi tematica tenendo in considerazione soltanto un punto di vista?

La scuola, anche per il suo particolare ruolo di “palestra di vita”, si è sempre posta in maniera propositiva proprio per cercare di affrontare tematiche in grado di suscitare nei giovani dibattiti o comunque riflessioni, in un mondo in continuo movimento e con cambiamenti che possono generare anche incomprensioni, almeno all’inizio. Dalla fine degli anni ‘60 infatti i giovani sono diventati protagonisti anche di lotte che hanno portato anche a vere e proprie rivoluzioni nel ruolo dello studente.

Nel caso specifico del liceo in questione, il Leonardo da Vinci, la notizia di per sé non avrebbe dovuto chissà quale discussione, ciò è accaduto per i risvolti sociali che si proponevano tali dibattiti. Il fatto che gli argomenti tratti siano stati divulgati solo il giorno precedente l’assemblea stessa aveva probabilmente lo scopo di evitare discussioni e/o ripensamenti da parte di qualcuno, magari anche di qualche professore, che però i sarebbe poi ritrovato con l’accusa di essere un bacchettone quando non omofobia, razzista e via dicendo.

Alcuni genitori hanno chiesto che venissero previste attività alternative per i propri figli che non avrebbero partecipato. Secondo quanto riportato dai rappresentanti degli studenti l’assemblea risultata un flop, un po’ per lo scarso interesse, nonostante la presenza di esperti nei vari settori, è un po’ perché alcune classi hanno deciso di disertare un giorno di scuola per restare a casa. A far storcere il naso è stato probabilmente il tentativo di monopolizzare le tematiche senza aprirsi al confronto, in pratica una specie di questione unidirezionale senza che chi pensava in maniera differente potesse avere la possibilità di intervenire avanzando eventuali critiche in tal senso.

 

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