LA MILANO DEL DONDINA, RACCONTATA DA FLAVIO MAESTRINI

di Ugo Perugini

E’ uscito per le Edizioni Selecta il libro di Flavio Maestrini “El Dondina”, € 16,00

Carlo Mazza (secondo alcuni, il suo vero nome era Mosè), detto El Dondina per quel suo strano modo di camminare claudicando, è un personaggio mitico della Milano della metà del 1800.

Ricostruire la figura di questo poliziotto “sui generis”, capo della volante, ma anche uomo del popolo, generoso, tollerante con chi delinque per sopravvivere, intransigente con i criminali incalliti, grande conoscitore del sottobosco malavitoso della città, significa per Flavio Maestrini che ha scritto questo libro, farci tornare a una Milano che pochi conoscono.

Nel suo puntuale resoconto che intreccia la storia di alcuni dei più incredibili e spesso sanguinosi fatti di sangue sui quali indagò il Capo della volante milanese di quegli anni, ci fa rivivere certi ambienti, certi personaggi, certe atmosfere perdute che conservano sempre un grande fascino.

E i delitti di allora assomigliano drammaticamente a quelli di oggi: violenze sulle donne, furti, truffe, prostituzione, rapimenti di minori, assassini seriali, preti pedofili, pratica dell’usura. Nulla sembra cambiato. Il male non ha troppa fantasia. E in mezzo a questo putiferio si erge la figura di un omone onesto, El Dondina, un po’ ignorante ma generoso, che cerca di mantenere l’ordine usando, se il caso, le maniere forti, menando le mani come un padre severo nei confronti dei figli che sgarrano.

Ce lo descrive bene il grande scrittore e giornalista Paolo Valera: “Nato e cresciuto fra i lavoratori di grimaldello e di coltello, egli sapeva andare sulla pista del malandrino colla precisione del cane poliziotto che sente la traccia e il nascondiglio del sanguinario.”

Sì, perché le indagini del brigadiere della questura Carlo Mazza – che in modo inopportuno venne paragonato all’avventuriero francese Eugène-François Vidocq – non si avvalevano di raffinate tecniche logico deduttive. La sua forza stava esclusivamente nella grande rete di informatori di cui si serviva che gli sapeva dare la “soffiata” giusta, dietro un minimo compenso e, certe volte, anche far conoscere in anticipo la realizzazione di un colpo.

Grazie al libro di Flavio Maestrini è possibile ricostruire vecchi episodi o personaggi del passato. La costituzione del corpo dei Sorveglianti Urbani, quelli che poi sarebbero diventati i nostri “ghisa; il pubblico ludibrio per i falliti (la pietra dello scandalo in Piazza Mercanti); la nascita delle Opere Pie per aiutare i più bisognosi che erano tanti.

In città, inoltre, esistevano molti postriboli autorizzati, visto che la prostituzione spesso era una scelta obbligata di vita; né mancavano, come capita ancora oggi, le cartomanti che si approfittavano della credulità delle persone più ingenue.

Ma, tra le tante brutture, vengono narrate anche storie edificanti, perché, ad esempio, c’è chi che , come la Giovannona, procace prostituta, sa riscattarsi e fonderà una scuola per dare istruzione alle ragazze povere.

E il Dondina, grande frequentatore, per ragioni di lavoro, di certe osterie malfamate, veglia su questa umanità dolente, per cercare di riportare ordine e fare un po’ di giustizia, aiutato dal suo amico avvocato Vigorelli, detto Vigo, sempre pronto a elargire consigli e suggerimenti tra un bicchierino di Fernet e l’altro.

 

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