L’EPIDEMIA DELLA SPAGNOLA HA 100 ANNI

di U.Perugini

Certe ricorrenze forse sarebbe meglio non celebrarle perché si parla di avvenimenti davvero drammatici. Ma è sempre utile tornare al passato cercando di capire che cosa è accaduto, perché e ciò che è stato fatto per porvi rimedio.

Stiamo parlando di una pandemia influenzale che viene considerata la più grande tragedia dell’umanità: la cosiddetta “spagnola”. Qualche dato basta a far capire le dimensioni terrificanti di questo fenomeno: in poco più di sei mesi, dall’ottobre 1918 all’aprile 1919 la “spagnola” contagiò quasi un miliardo di persone provocando 50 milioni di morti in Europa e negli Stati Uniti, molti di più dei caduti nella prima guerra mondiale.

In Italia si stima che siano rimaste vittime di questa pandemia dalle 375.000 alle 650.000 persone. La possibilità di salvarsi era minima visto che in media solo il 30% sopravviveva. Sono dati impressionanti che ci vengono riportati dal virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano.

Questa epidemia colpì soprattutto alcuni strati della popolazione, e precisamente i più giovani dai 18 ai 29 anni che, sembra, non disponessero dei necessari anticorpi per far fronte ai virus che caratterizzavano questa patologia. Il suo nome “spagnola” le venne attribuito perché i primi casi furono segnalati in Spagna. Questo perché trattandosi di uno Stato neutrale e senza censure le popolazioni furono informate fin da subito dell’espandersi dell’epidemia, mentre nelle altre nazioni all’inizio le autorità cercarono di nascondere l’entità del fenomeno, il che, tra l’altro, favorì la sua diffusione.

La “spagnola” venne scatenata da una variante asiatica del virus H1N1, che proveniva da volatili e suini. Per fortuna, oggi è molto aumentata la capacità di individuare per tempo le varianti di questi virus, anche se occorre sempre la massima attenzione, dal momento che in circolazione, secondo il prof. Pregliasco, vi sono ancora almeno 3 varianti di questo virus, contratti da persone venute a contatto con pollame vivo, in Cina e USA.

Anche nel 2009, come qualcuno ricorderà, vi è stata una pandemia originata da questo ceppo virale, la cosiddetta febbre suina, ma per fortuna le vittime furono “solo” poco più di un centinaio in tutto il mondo, soprattutto tra le persone più deboli o con problemi di salute. Inutile dire, comunque, che su questi fenomeni non bisogna mai abbassare la guardia.

 

 

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