RIAPERTURA DEI NAVIGLI OPPURE TOTALE RINUNCIA?

di Carlo Radollovich

Nel corso del nuovo anno non mancheranno conferenze e tavole rotonde che affronteranno un tema sul quale si alterneranno proclami a favore del sì oppure del no: l’operazione relativa alla riapertura dei Navigli.

Ci si interroga ovviamente, al di là della nostalgia provata dai milanesi, sull’utilità dell’opera e sulla possibilità, negativa, di rendere ancora più sacrificato il traffico cittadino, messo già a dura prova dai lavori concernenti la M4, ossia la metropolitana cittadina già battezzata con il nome “Linea blu”.

E’ noto che tra gli obiettivi del sindaco Sala si fa largo, da mesi, quello della riapertura di alcuni tratti dei corsi d’acqua milanesi, dopo il successo ottenuto con la riqualificazione della Darsena.

Ma vale la pena di spendere una somma che si attesterebbe sul mezzo miliardo di euro, non solo a carico del Comune di Milano, ma anche della Regione Lombardia, dello Stato e facendo pure ricorso ai fondi europei?

Giuseppe Sala, dopo aver ottenuto il “nihil obstat ” da parte del consiglio comunale, vorrebbe indire un referendum per tastare ufficialmente il polso dell’opinione pubblica.  Dal Viminale, tuttavia, non è ancora giunta alcuna risposta relativa alla possibilità di far coincidere le elezioni politiche del 4 marzo con la consultazione cittadina.

In caso di mancato consenso da parte di Roma, ecco che il Sindaco vorrebbe avviare un vero e proprio dibattito pubblico, analogamente a quanto impostato mesi fa per i sette scali dismessi e che si vuole riutilizzare (Farini, Greco, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova, San Cristoforo).

Ma raffrontare la riapertura dei Navigli con il riutilizzo degli scali sembrerebbe cosa non razionale, tenuto conto che i due temi riflettono rilevanza e importanza ben diverse.

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