BORSALINO: CAPPELLI NOTI OVUNQUE

di Carlo Radollovich

Dopo aver effettuato esperienze in Italia e all’estero in merito alla realizzazione del cappello in feltro, Giuseppe Borsalino fu in grado di aprire un primo cappellificio ad Alessandria, nel 1857.

Grazie alle sue vedute imprenditoriali e soprattutto alla realizzazione di aggiornati processi produttivi, Borsalino constatò quasi con sorpresa, già pochi anni dopo l’inizio dell’attività, un successo di vendita decisamente marcato e importante. Infatti, egli aveva catturato, con il trascorrere del tempo, grande attenzione da parte del mondo degli affari nel suo specifico settore.

Si pensi che nel 1900, alla scomparsa di Giuseppe, venivano prodotti annualmente più di 750mila cappelli, acquistati da una clientela particolarmente affezionata e residente in molte nazioni. Il principale merito dell’azienda consisteva nell’aver trattato nel modo più idoneo il feltro, ossia la materia prima. Si procedeva e si procede tuttora alla sua lavorazione con tempi piuttosto lunghi (un cappello prende normalmente vita in circa sette settimane), prevedendo generalmente alcune decine di fasi d’approntamento (oltre quaranta), la cui descrizione potrebbe essere gradita, come supponiamo, solo da una piccola parte dei nostri lettori.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale, il figlio di Giuseppe, Teresio, era riuscito a sfondare il traguardo annuo di due milioni di cappelli, sempre prodotti nella sede di Alessandria che nel 1913 vedeva attivi circa 2500 dipendenti distribuiti su un’area aziendale di oltre 50mila metri quadrati. I “ferri del mestiere” sono in pratica rimasti gli stessi, tra cui le particolari forme in legno, i vaporizzatori a molla e un’infinità di ripiani rigorosamente ricavati da piante di ciliegio.

Dopo Alessandria, la Borsalino acquistò un’ulteriore fabbrica a Monza e in seguito aprì una prestigiosa sede nella galleria Vittorio Emanuele II a Milano, un’autentica vetrina per i cappelli dell’azienda, sempre più introdotti.  Tuttavia, attorno al 1948 / 1949, si registrò una certa crisi delle vendite, ma la notorietà del marchio Borsalino contribuì a risollevare, in tempi abbastanza brevi, le sorti del cappello.

Nel 1993 la Borsalino venne rilevata dalla famiglia Gallo, la quale avviò interessanti rivoluzioni nella linea del cappello, lanciando sul mercato anche pregevoli accessori come cravatte, foulard e pure sciarpe.

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