I CINGHIALI: UN PERICOLO SERIO

di Carlo Radollovich

Secondo stime attendibili, i danni causati annualmente dai cinghiali alle colture lombarde (vedi granoturco, girasole, alcune tipi di frutta, eccetera) si attestano sui 17 milioni di euro, senza contare gli incidenti da parte delle auto che, investendoli, procurano alla carrozzeria delle stesse ammaccamenti vari o rientri di lamiera.

Purtroppo, ci stiamo avviando verso una proliferazione incontrollata di questi animali, che in Italia, superano il milione di capi, facendo riscontrare una loro diffusione non soltanto nelle campagne, ma anche in alcune città. Sono più che numerose, ad esempio, le continue lamentele da parte di cittadini che risiedono nella parte alta di Genova, ma i cinghiali si sono insediati anche in riva al mare e precisamente negli stabilimenti balneari del Nuovo Lido. Qui sono stati salvati dagli animalisti.

Questi ungulati, all’inizio del Novecento, risiedevano soltanto in alcune specifiche zone del nostro Paese e cioè in Maremma, in Abruzzo, sugli Appennini calabresi e lucani nonché in Sardegna. Negli anni Sessanta, tuttavia, al fine di rendere più “fruttuosa” la caccia,  si iniziava a ripopolare la specie con esemplari di taglia maggiore, provenienti dal centro Europa.

Forse non ci si rendeva conto della loro più che marcata e celere riproduzione, del tipo di alimentazione a cui ricorrono (sono senz’altro onnivori).  Hanno in pratica due soli nemici: il lupo, che numericamente non è certo in grado di insidiarli a dovere, e l’uomo con le sue partite di caccia che evidentemente non si sono rivelate ad hoc o comunque non sufficientemente mirate.

Come proseguire con un’idonea metodologia di contenimento? Anzitutto va evidenziata la pochezza degli accordi tra cacciatori, agricoltori e ambientalisti, che creano una sorta di blocco originato da loro motivi uguali e contrari, creando in tal modo un vero e proprio stallo, e poi la mancanza di un censimento per conoscere il numero reale dei cinghiali esistenti e di quelli abbattuti dai cacciatori. Occorre poi che i contadini possano diffondere sempre più le recinzioni dei loro terreni, difendendo le proprietà dai continui “flagelli”.

Insomma, sono da controbattere nel migliore dei modi le invasioni dei cinghiali, ricercando tuttavia anche precise volontà politiche per risolvere radicalmente questo grave problema.

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