Gli over 65 italiani, “vitali” ma con problemi di salute

di Stefania Bortolotti

Quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni: cresce l’aspettativa di vita ma circa la metà degli over 65 convive con più di una patologia cronica. Gli over 65 di oggi sono vitali e non si sentono “anziani”, ma a minacciare la loro salute e qualità di vita vi è anche la “triade infernale” di malattie infettive prevenibili: influenza, polmonite pneumococcica e Herpes Zoster.

Avanza l’esercito degli over 65: secondo i dati ISTAT, nel 2016 l’aspettativa di vita per entrambi i sessi ha compiuto un balzo in avanti di ben 5 mesi (da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne) recuperando quasi interamente il calo del 2015. Gli italiani con oltre 65 anni sono oramai più di 13,5 milioni su un totale di 60,5 milioni, vale a dire il 22,3 per cento della popolazione. L’altra faccia della medaglia è che chi taglia il traguardo dei 65 anni spesso deve fare i conti con problemi di salute: il 48,6% degli over 65 italiani presenta una situazione di multicronicità (3 o più malattie croniche) e circa il 35% convive con dolori fisici, da moderati a molto forti. Ma oltre alle malattie croniche, una minaccia importante pende sugli over 65: la “triade infernale” delle malattie infettive a cui sono esposti gli anziani, con un impatto importante sulla loro salute, aspettativa e qualità di vita: Influenza, malattie da Pneumococco, in particolare la Polmonite Pneumococcica e l’Herpes Zoster e la sua complicanza più dolorosa, la nevralgia post-erpetica.

Oggi sono disponibili strategie vaccinali in grado di prevenire queste tre malattie, offerte gratuitamente nel nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019: la vaccinazione antinfluenzale, che riduce complicanze, ospedalizzazioni e morti dovute a tale infezione; la vaccinazione con vaccino pneumococcico coniugato, seguita da una dose di vaccino polisaccaridico, in grado di ridurre i casi di Polmonite Pneumococcica e le malattie invasive da pneumococco, e la vaccinazione contro l’Herpes Zoster, che riesce a ridurre con una sola dose i casi di questa malattia e soprattutto la nevralgia post-erpetica, una delle complicanze più gravi che causa dolore incoercibile e disabilità.

Vaccinare anche gli adulti è l’orientamento di istituzioni e società scientifiche che deve però scontrarsi, oltre che con i pregiudizi antivaccinali, con il diffuso paradigma che considera i vaccini una misura di prevenzione riservata all’infanzia. È compito anche dei media promuovere un “invecchiamento in salute” attraverso la corretta informazione sull’uso dei vaccini e le opportunità di prevenzione per le persone over 65. Come farlo è stato il tema del Corso di Formazione Professionale L’importanza di vaccinarsi a ogni età. Il ruolo dei media su un grande tema di sanità pubblica, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di MSD, svoltosi in Novembre a Roma. «L’eliminazione e la riduzione del peso delle malattie infettive prevenibili mediante vaccinazione rappresentano una priorità di Sanità Pubblica a livello mondiale, recepita in Italia dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) che oggi è nei LEA ed è, quindi, un diritto di tutti i cittadini italiani», afferma Giancarlo Icardi, Referente Gruppo Vaccini SItI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica). «La dinamicità nel campo delle vaccinazioni e la notevole mole di innovazioni scientifiche in questo settore offrono nuove opportunità di prevenzione e promozione della salute lungo tutto l’arco della vita, attraverso vaccini diretti contro malattie di notevole importanza anche per gli adulti ed anziani». Le vaccinazioni degli adulti contro la “triade infernale” sono un fattore strategico per garantire l’invecchiamento in salute e anche la sostenibilità dei sistemi socio-sanitari alla luce dell’impatto economico di queste malattie. «Invecchiare in salute significa avvalersi di tutte le risorse disponibili per fronteggiare la condizione di fragilità che si determina a causa della riduzione della fisiologica riserva funzionale e della capacità di resistere a eventi stressanti ambientali», afferma Giuseppe Ferdinando Colloca, Ricercatore Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia, Università Cattolica di Roma. «Le vaccinazioni per gli anziani comprese nel Piano Vaccinale – influenza, Herpes Zoster e pneumococco – sono ben tollerate e in grado di migliorare attesa e qualità di vita e ridurre i costi assistenziali». Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 fissa al 75% l’obiettivo di copertura per la vaccinazione antinfluenzale, raccomandata per gli over 65, le persone con malattie croniche e le donne in gravidanza. Attualmente, dopo il calo registrato negli ultimi anni, legato soprattutto a notizie su presunte problematiche di sicurezza poi rivelatesi infondate, la copertura media in Italia è del 52%, con una forbice compresa tra il 62% dell’Umbria e il 40% della Sardegna.

«Per il raggiungimento degli obiettivi di copertura è determinante il coinvolgimento dei medici di famiglia. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale promuove una più moderna concezione della prevenzione che ha come cardini l’idea di prevenzione per l’intero arco della vita, un’aumentata offerta vaccinale, un’equa accessibilità in tutte le Regioni italiane», afferma Tommasa Maio, Medico di Medicina Generale, Responsabile Area Vaccini FIMMG. «Per la piena riuscita del Piano – aggiunge – occorre però accompagnare il cittadino/paziente in un percorso di consapevolezza che lo porti alla scelta di vaccinarsi: i 46.000 medici di medicina generale sono in grado di creare un piano di prevenzione personalizzato con le vaccinazioni più appropriate per ciascun soggetto, tanto per i candidati ideali alla vaccinazione che per quelli che presentano controindicazioni relative o assolute». “Vaccinare a ogni età” non è solo la più efficace strategia di prevenzione ma anche una forma di investimento dal punto di vista economico. Secondo alcuni dati presentati nel corso di formazione, 1 euro speso in generale per le vaccinazioni può liberare fino a 24 euro re-investibili in assistenza clinica per chi si ammala. La copertura del 75% del vaccino antinfluenzale nei Paesi dell’Unione europea eviterebbe 72,6 milioni di euro di costi diretti e 112 milioni di euro di costi indiretti. In un recente studio presentato al congresso della SIHTA (Società Italia di Health Technology Assessment) è stato valutato anche l’impatto fiscale di influenza, malattia pneumococcica e dell’Herpes Zoster. L’altro tipo di investimento riguarda la qualità di vita di una quota crescente di cittadini: nel 2030 gli italiani over 65 saranno il 26,5% della popolazione. «Oggi vi è ancora uno scarto tra l’over 65 reale e quello percepito: la realtà dei dati demografici si scontra con una distorsione percettiva che vede questa fascia di popolazione come non dinamica, senza progetti e soprattutto indistintamente in cattiva salute», afferma Nadio Delai, Sociologo, Presidente di Ermeneia. «In realtà la stragrande maggioranza degli over 65 è costituita da anziani vitali che, al di là di qualche problema di salute, sono autonomi, si sentono bene e rifiutano la stessa etichetta di anziani. Il problema è trattenere il più a lungo possibile gli over 65 al di qua della linea del Piave: se per stare bene basta poco, le risorse non bastano mai una volta entrati nella non-autosufficienza».

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