Circolo Culturale Perini (oggi Fondazione) festeggia i 55 anni di attività

di U.P.

Il Circolo Perini è nato nel 1962. Sono passati 55 anni da allora e questo centro culturale, oggi diventato Fondazione, continua il suo percorso, sotto la guida del suo fondatore Antonio Iosa, per portare nelle periferie la cultura, la bellezza e la speranza di un riscatto dal degrado, dall’illegalità, dall’abbandono.

Certamente, Antonio Iosa è un personaggio visionario e controcorrente. Aprire un circolo culturale, un luogo di aggregazione, di dialogo, di scambio di opinioni in un quartiere problematico come Quarto Oggiaro nel 1962 è stata una scelta davvero coraggiosa. La zona era tra le più difficili della città: case popolari, vecchie e fatiscenti, dove i sottoproletari, per la maggior parte emigrati, provenienti dal sud, vivevano in condizioni drammatiche, in veri e propri ghetti, abbandonati dalle istituzioni.

Una zona che ha vissuto in seguito altri momenti difficili con l’inasprirsi della lotta politica, resa sempre più violenta dai gruppi armati,  l’abuso di droghe, la prostituzione, e lo sviluppo della mafia che, nonostante le affermazioni nagazioniste di certi politici, insediava qui le sue basi operative più spietate.

Il Circolo Perini, in questo quadro, è stato un baluardo per favorire la riscoperta delle radici storiche locali, comuni, per cercare di alimentare un senso di orgoglio di appartenenza nei cittadini, per fare arrivare il messaggio della cultura, con la collaborazione delle scuole, per creare aggregazione e coesione sociale e affrontare con successo la lotta alla malavita.

Un percorso che il Circolo Perini non ha concluso ma sta portando avanti sempre con determinazione, visto il successo del Progetto dei Percorsi della Legalità e della Giustizia, cercando di abbandonare il vecchio concetto di periferia e piuttosto credere nella città come un continuum urbano senza zone più privilegiate di altre, collegando le radici di ieri e le ragioni di oggi per affrontare e superare i problemi che esistono ancora nella nostra città e che Iosa, senza reticenze e con la lucidità che tutti gli riconoscono, ha voluto elencare.

Molti e prestigiosi i relatori che hanno portato il loro contributo per la celebrazione di questo anniversario, ringraziando l’operato di Antonio Iosa e dei suoi collaboratori, tra i quali Antonio Barbalinardo, vice Presidente della Fondazione e nostro valido redattore.

Dopo le parole di presentazione del Presidente del Consiglio Comunale Lamberto Bertolè, l’assessore alla cultura Filippo Del Corno ha ribadito la necessità che non basti ricucire, rammendare le periferie, come suggerito da Renzo Piano, ma che occorra contemporaneamente spingere verso nuove forme di socialità e, con un gioco di parole, ha proposto un salto di paradigma, cioè passare dalla cura del contagio a un contagio della cura, sviluppando le occasioni positive, le buone pratiche per una rigenerazione urbana che coinvolga tutti i cittadini.

Anche il Consigliere Fabio Pizzul ha sottolineato la forza di Iosa che, dopo le vicende di cui è stato vittima (gambizzato dalle Brigate Rosse) avrebbe avuto tutte le ragioni per essere arrabbiato e abbandonare il suo progetto. Invece, ha voluto continuare la sua strada grazie alla sua generosità, al suo impegno per dare un senso a chi vive sul territorio, perché solo così si costruisce la speranza per un futuro migliore.

Nando Dalla Chiesa, docente universitario, figlio del generale Alberto Dalla Chiesa, ha sottolineato l’importanza del volume che la Fondazione ha pubblicato per celebrare l’anniversario perché rappresenta anche un pezzo della storia di Milano. Dalla Chiesa ha voluto soffermarsi poi sul carattere di Iosa, cattolico come formazione ma laico come mentalità, perciò aperto al dialogo e all’ascolto. Cose che i terroristi di tutti i tempi, che devono fare il deserto civile attorno a loro, non sapranno mai concepire.

Anche il giornalista Gianni Barbacetto ha sottolineato questo aspetto della filosofia del Perini. Lui era un giovane di Quarto Oggiaro che all’inizio contestava certe scelte politiche di Iosa, ma che frequentando il circolo ha imparato a discutere e confrontarsi con gli altri in modo democratico.

Tra gli altri interventi, segnaliamo quello del Presidente del Municipio 8, Simone Zambelli, di Alberto Mattioli, vice Presidente della Provincia di Milano, di Domenico Politanò, magistrato che testimoniò al processo contro una aggressione di stampo fascista al Circolo Culturale Perini e di Gherardo Colombo, ex pm, definito il globetrotter dell’educazione alla legalità per il suo lavoro nelle scuole e con i giovani, il quale non ha nascosto una certa commozione ricordando le vittime e le sofferenze causate dalla violenza terroristica o mafiosa (l’assassinio del magistrato Guido Galli, del generale Alberto dalla Chiesa, e il ferimento di Iosa).

Nell’ultima serie di interventi, citiamo l’assessore Marco Granelli, Mobilità e Ambiente, Giuseppe Lardieri, Presidente del Municipio 9, Giulio Gallera della Regione Lombardia, e Michele Saponaro che ha definito l’avventura del Circolo Culturale Perini un vero e proprio miracolo a Milano, per la longevità e per il fatto che ha saputo nascere e crescere in una periferia così difficile e problematica.

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In conclusione, Iosa raccontato il suo dramma, quando venne colpito dalle Brigate Rosse alle gambe e lo stress post-traumatico di cui ancora oggi soffre le conseguenze.  Iosa nei riguardi dei suoi attentatori ha un atteggiamento molto aperto. Lui crede che chi commette degli errori deve potersi riscattare ed è personalmente disposto a una riconciliazione senza però dare alcuna legittimazione politica alla lotta armata. Riconosce che possono esserci state delle motivazioni anche valide alla base delle rivendicazioni di alcuni terroristi ma quando non si ha il rispetto della vita umana queste azioni finiscono per perdere qualsiasi senso. Iosa si è sempre mostrato aperto al dialogo e al confronto con i suoi aguzzini. Ma solo uno di loro si è pentito per quello che ha fatto e ha riconosciuto il proprio errore.

L’augurio, anche da parte della nostra Redazione, è che la Fondazione Perini possa continuare a svolgere con entusiasmo e intelligenza la sua azione culturale per il riscatto di tutte le periferie, anche quelle personali, che abbiamo dentro di noi e che in molti casi ci impediscono di aprirci agli altri e di condividere le rispettive esperienze.

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