L’arte riflette sulle periferie

di U.P.

Una collettiva, organizzata dall’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) presso la Biblioteca Umanistica di Santa Maria Incoronata (corso Garibaldi 116), affronta il tema delle periferie urbane e umane con opere artistiche di particolare valore e significato.

La Chiesa deve uscire dalle periferie esistenziali – lo dice Papa Francesco – e l’arte sembra aver colto immediatamente questo appello con la sua sensibilità e i suoi peculiari linguaggi espressivi. La Mostra “Periferie Urbane, periferie umane”, che resterà aperta fino a domenica 15 ottobre, offre una panoramica ampia e ricca di stimoli per affrontare un tema che si sintetizza nel senso di marginalità, di abbandono ma che, grazie alla positiva funzione catartica dell’arte, può aiutare a ritrovare proprio nella centralità della persona, nella sua dignità la possibilità di uscire da un determinismo soggettivo e sociale per vivere in modo più autenticamente umano.

Oltre trenta gli artisti in esposizione. Tra gli altri, segnaliamo Mario Bernardinello con il suo lavoro “periferia urbana” che compie una specie di analisi del sottosuolo urbano, quasi una stratigrafia magmatica dei sentimenti che allignano in una situazione di degrado di una qualsiasi periferia di città, resa molto efficacemente dai colori, dalle sfumature di nero, bianco sporco, giallastro, in un orizzonte chiuso e asfittico, dai quali fatica a emergere una luce positiva, una speranza alla quale aggrapparsi, un’ultima occasione per emergere alla luce.

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Paola Faggella con la sua elaborazione fotografica coglie un’immagine particolare: un anziano che ha reclinato la testa e forse dorme, accanto a una motoretta e a una catasta di  contenitori. Nella foto i cui contorni si stemperano, si sciolgono come in un acquerello fotografico di grande suggestione, c’è un richiamo a una visione onirica, a un ricordo senza senso, come la vita che si trascina a fatica. E’ il male dell’indifferenza, della freddezza di fronte alla vecchiaia, all’abbandono, alla sofferenza e, alla fine, è quasi peggiore della violenza.

L’olio su tela e collage di Alberto Venditti “Gli antenati in cammino” cerca di trovare il senso dell’esistenza affidando a due personaggi in movimento che hanno la ieraticità scultorea di certi bassorilievi, una, forse improbabile, congiunzione tra passato e presente, una razionalità che, da un’antica incisione su pietra ai fogli di quotidiano, sembra difficile da ritrovare. Ma la ricerca e il cammino continua e continuerà fino alla fine dei tempi.

 

 

 

 

 

 

 

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