UNA VECCHIA LEGGENDA NATA AL VERZIERE

di Carlo Radollovich

In largo Augusto esiste ancora una colonna, eretta da San Carlo Borromeo, sulla cui sommità venne posta una statua del Redentore. Sotto tale colonna, durante un’epidemia di peste, venivano celebrate diverse messe chiedendo grazie per le numerose persone colpite dal terribile morbo.

I cittadini che assistevano all’inaugurazione della colonna (correva l’anno 1576) erano pronti a giurare che il volto del Cristo, quel giorno, fosse girato verso la chiesa di San Bernardino alle Ossa, mentre poco tempo dopo risultava rivolto verso via Durini.

Ma procediamo con ordine. La strana vicenda della statua, secondo quanto si vociferava in quegli anni, era legata alla triste fine di una giovane, tale Barbarinetta, briosa e di carattere veramente solare, alla quale molti abitanti del Verziere si erano affezionati.

La gaiezza e la serenità di Barbarinetta cambiarono di colpo quando un giorno, di ritorno da una festa familiare, in compagnia del babbo e di vari parenti, fu presa di mira da una banda di delinquenti, intenzionati ad effettuare una rapina. Il padre si oppose con coraggio, ma venne ferito a morte da un’improvvisa e maldestra archibugiata. Gli assalitori, presi dal panico poiché non intendevano uccidere, fuggirono subito, trattenendo però la ragazza.

E mentre quei disgraziati, nascosti in un vecchio tugurio, stavano decidendo a chi potesse appartenere la giovane, ecco apparire davanti a loro un cavaliere elegantemente vestito, il quale, resosi conto di quanto stava per accadere, iniziò valorosamente a combatterli a colpi di frusta. Spaventati per l’inaspettata visita, se la diedero a gambe lasciando libera la ragazza.

Ma chi era questo misterioso salvatore? Figlio di una nobile famiglia, era stato denunciato alle autorità dai genitori poiché aveva avvelenato il fratello per motivi di eredità. Viveva perciò alla macchia ed era dedito al banditismo assieme ad altri furfanti, ovviamente a totale insaputa di Barbarinetta.

Le guardie cittadine erano però già sulle tracce del giovane cavaliere, nel frattempo diventato l’amante di Barbarinetta. Nel giro di poco tempo, dopo diverse peripezie militaresche, fu finalmente catturato.

La ragazza, conosciuta l’amara verità, pianse a dirotto e si disperò ancora di più quando seppe che il fidanzato-bandito era stato condannato a morte.

E quando il boia stava per vibrare il colpo di scure sulla sua testa, le persone presenti all’esecuzione udirono un grande urlo e un impressionante tonfo: Barbarinetta si era suicidata gettandosi dal balcone. A seguito di questo tragico gesto, così dice la leggenda, il volto della statua del Cristo si girava pietosamente verso l’abitazione di Barbarinetta, in via Durini.

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