STRATEGIE PER DARE VITA ALL’ECO-QUARTIERE DI PIAZZA D’ARMI

di Carlo Radollovich

Tra l’ospedale San Carlo e la via Forze Armate, potrebbe sorgere un eco-quartiere dalle ampissime dimensioni, valorizzando un’area prima che scada il Piano di Governo del Territorio (PGT).

Questo super-rione sarebbe in grado di ospitare circa quattromila alloggi, vasti appezzamenti di verde e un parco di grande ampiezza, pari a quasi 30 ettari (vedi foto).

Diventerebbe il primo quartiere ecologico in Italia e il terzo in Europa, anche perché le costruzioni destinate alle abitazioni non verrebbero edificate nel cuore del parco, ma soltanto lungo il perimetro esterno. Il relativo masterplan sarà depositato in Comune entro domani e perciò, ancora prima dell’autunno, potrebbero iniziare i contatti con il Municipio 7 e le varie associazioni del territorio. A quest’ultimo proposito, va segnalato che i cittadini abitanti in via Forze Armate e nel quartiere Baggio, hanno già espresso parere contrario all’eco-parco e già si prevedono manifestazioni di dissenso. In effetti, la cosiddetta Piazza d’Armi, strenuamente difesa dalle associazioni del territorio, è compresa tra gli ex Magazzini di Baggio e la caserma Santa Barbara e ospita attività sportive e anche rilassanti pratiche agresti ossia la coltura di orti. Per ora, gli orticultori potranno continuare a coltivare i terreni, in attesa che vengano loro assegnati orti definitivi in altro luogo, non molto distanti.

Vi è da segnalare che sono qui presenti anche aree degradate e perciò da bonificare, senza contare gli appezzamenti occupati abusivamente. Per quanto riguarda lo spazio verde, esso verrebbe riservato solo a pedoni e alle bici, mentre piccole costruzioni (asili, scuole) potrebbero senz’altro essere edificate all’interno dell’eco-parco.

Gli ex Magazzini di Baggio, che complessivamente occupano più di cinque ettari, verrebbero conservati tel quel, anche per mantenere viva la memoria storica relativa.   I milanesi più anziani ricorderanno che questi edifici in cemento armato, nati negli anni Trenta, fungevano da deposito per materiali militari di varia natura. L’esercito aveva in pratica abbandonato queste casette negli anni Ottanta.

Restiamo in attesa di conoscere il prosieguo delle trattative che saranno al centro di questo ambizioso progetto. Per quanto riguarda il mantenimento del verde o addirittura di ampliarlo, non possiamo che manifestare il nostro “tifo” a favore di questa area, in grado di farci respirare meglio e di garantirci una protezione dell’ambiente ai massimi livelli.

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