Gianni Mura, penso dunque stono

di Ugo Perugini

Presentato all’Osteria del Treno, il primo libro della collana di musica “Note d’Autore”, realizzata da Skira Editore, “Confesso che ho stonato” di Gianni Mura. La collana è dedicata a scrittori che parlano di musica, non attraverso saggi ma raccontando, in modo diretto e personale, le emozioni che la musica di qualsiasi tipo ha suscitato in loro, nell’ambito dell’immaginario sonoro collettivo della nostra epoca. L’uscita del prossimo volume è prevista per giugno.

Può sembrare paradossale che un giornalista che si occupa di musica (per carità, non definiamola leggera, altrimenti si arrabbia) sia incredibilmente stonato. O diatonico, come suggerisce con un eufemismo una sua amica cantante. Mura, però, lo è e lo confessa senza vergogna. D’altra parte, la musica è quella che si ascolta. Non quella che si canta, come capita in certi concerti dal vivo di oggi, martoriando le orecchie del malcapitato che è andato lì solo per ascoltare il suo beniamino.

Insomma, non serve avere l’ugola ben registrata, basta avere un buon orecchio (ricordate la canzone di Jannacci?). E questo per fortuna Mura ce l’ha. Insieme a una sensibilità innata verso la canzone d’autore (accidenti, questo è un altro termine che non sopporta!), diciamo meglio: verso quel felice connubio che talvolta si realizza tra musica e  poesia, in cui parole e canto sono “intimamente legate” e capaci di trasmettere un’emozione.

Michele Serra brinda al succeso del libro di Mura
Michele Serra brinda al successo del libro di Mura

Mura ha presentato, insieme ad alcuni compagni di viaggio, Michele Serra, Gianni Biondillo, Alberto Tonti, Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco, il suo libro “Confesso che ho stonato”. Un libro nel quale il giornalista e scrittore ricorda, come in una amabile chiacchierata a ruota libera tra amici davanti a un bel bicchiere di vino, un po’ della sua vita e delle sue esperienze musicali, rivelando spesso particolari poco conosciuti della vita di alcuni dei suoi interpreti preferiti. Che sono poi anche i nostri.

Mura Confesso che ho stonato

E’ toccante, ad esempio, la storia di Anna Identici, che dopo l’apparizione a San Remo con la canzone “Era bello il mio ragazzo” e un notevole successo di pubblico, sceglie un repertorio di canzoni popolari e finisce assai presto nel dimenticatoio, ignorata dall’establishment canoro ma anche da certa sinistra. Qui, Mura non può nascondere il rimpianto e l’amarezza per la parabola di una cantante che avrebbe meritato di più.

Ma il mondo della musica è un ambiente duro, nonostante le apparenze. Ne sa qualcosa anche Sergio Endrigo, altro personaggio che Mura ama molto. Infanzia difficile, istriano esule, comincia a cantare nei night e solo più tardi si metterà a scrivere canzoni. Il suo stile è inconfondibile in una continua “oscillazione tra tristezza e speranza d’allegria”. Le sue canzoni sono famosissime. Meno conosciuti certi retroscena della vita pubblica e privata che danno la dimensione dell’Endrigo “uomo che canta”.

E la grandissima Edith Piaf, il passerotto che possiede una voce incredibile che non si sa da dove provenga. “Dalle viscere”, è probabile, come nella sua canzone più famosa Non, je ne regrette rien, con le “erre arrotate come lame di denti di una tigre spelacchiata che rivendica le sue scelte”, pronta a buttare via il passato e ricominciare daccapo. Una vita densa di ossimori – dice Mura – “tra disperata speranza, felicità amare, forza e fragilità…” e la continua ricerca di un amore vero.

Gianni Mura mentre firma le copie del suo libro
Gianni Mura mentre firma le copie del suo libro

Mura ci parla anche del suo amore per la fisarmonica, strumento proletario, capace di creare atmosfere di malinconia e tristezza ma anche di allegria; “mantice nostalgico, amaramente umano” che respira, sospira e vive soprattutto se lo si può ascoltare in compagnia. E rievoca la vita di due altri personaggi milanesi, grandi amici, imprevedibili, incapaci di stare nei ranghi, Enzo Jannacci e Beppe Viola. Il primo, quello che meglio ha cantato Milano, la città “non ancora da bere e perciò potabilissima”, sempre stando dalla parte dei più deboli. L’altro, giornalista sportivo alla Rai, schietto, abile cronista antiretorico, generoso in modo imbarazzante, ma anche sceneggiatore e autore di cabaret.

Da godere anche il capitolo che tratta della censura dagli anni 50 fino ai 70, un vero “sciocchezzaio”  che coinvolge le autorità ecclesiastiche, i funzionari della Rai, le cui matite blu sono pronte a cassare riferimenti, anche minimi, al sesso o alla religione, fraintendendone il senso o pretendendo modifiche che spesso risultano davvero assurde o grottesche in nome di una morale ipocrita e bacchettona.

Insomma, un libro che si legge con piacere e ha un suo ritmo gradevole e coinvolgente. Stavamo per dire una sua naturale musicalità. Ed è vero, anche se può sembrare strano rivolto a uno come Mura che ammette, pubblicamente, di essere stonato.

Gianni Mura

Confesso che ho stonato

Pagg. 103

Edizione Skira, Note d’Autore

Euro 13,00

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *