Primo Conflitto Mondiale: i drammi di un popolo

di U.P.

Palma Antonio Barbalinardo rievoca nel suo libro la figura del bisnonno scomparso in guerra, grazie a una toccante e appassionata ricostruzione storica dei tragici eventi della prima guerra mondiale che coinvolsero le popolazioni lucane e alla visita ai sacrari che conservano le loro reliquie.

Nella Sala del Grechetto presso la Biblioteca Comunale Sormani si è svolta la presentazione del libro “Centenario del Primo Conflitto Mondiale 1915-18”, realizzato da Palma Antonio Barbalinardo. Un libro di ricordi ma anche di testimonianze storiche e fotografiche di grande efficacia che riportano alla luce il sacrificio dei soldati, specialmente quelli del meridione d’Italia, durante la prima guerra mondiale.

Barba
Antonio Barbalinardo mostra con orgoglio il libro da lui realizzato

La presenza di importanti studiosi e personalità di varie istituzioni ha dato il necessario spessore a questo lavoro che rappresenta un tributo a tutti coloro che hanno perso la vita in quella che è chiamata la “Grande Guerra”,  viste le dimensioni delle operazioni militari messe in atto, i milioni di soldati sul campo e la sua durata. Una tragedia che ha segnato profondamente i popoli che vi parteciparono e che deve essere ricordata come un monito importante per l’Europa di oggi, come ha sottolineato opportunamente il moderatore Antonio Palazzo del Direttivo della Fondazione Perini.

Antonio Iosa, Presidente della Fondazione Perini, ha rievocato la figura di un suo avo, anche lui perito in questo conflitto, sottolineando il coraggio e la generosità dei soldati provenienti dal Sud d’Italia – numerosi dalla Lucania – persone umili, modeste, costrette a inenarrabili sacrifici, molte delle quali cadute in guerra, definiti veri  “eroi della quotidianità”.

Anche a Michele Saponara, ex membro del CSM e deputato della Repubblica, la lettura del libro di Barbalinardo ha rievocato episodi del passato, commosso soprattutto dalle fotografie del sacrario di Redipuglia. Egli ha in particolare tenuto a mettere in evidenza il fenomeno dell’emigrazione affrontato dal libro, anche perché, in passato, come sottosegretario all’interno si è occupato di questi temi. L’emigrazione ha coinvolto pesantemente le popolazioni lucane, ma il relatore ha voluto qui ricordare l’accoglienza loro riservata dovunque si recassero ma anche la gratitudine e la riconoscenza che essi tributarono a chi offrì loro una possibilità di riscatto.

Il tema dell’emigrazione viene affrontato anche da Carmelo Ferraro, Presidente del Comitato M’Impegno. La sua storia, anche se la sua famiglia proviene dalla Sicilia, non è dissimile. Egli accenna alla ricerca di un suo parente emigrato negli Stati Uniti, orgoglioso di aver raggiunto il successo nella propria vita. Ma anche forte della capacità di non dimenticare i sacrifici compiuti, l’impegno profuso e l’attaccamento al dovere e alla patria. Il suo intervento si conclude con la citazione di un libro di Eugenio Corti sulla seconda guerra mondiale, ma il cui senso è purtroppo valido per ogni tragedia umana: … «Nel cielo ormai quasi buio s’inseguivano lucenti pallottole traccianti…Vicino a me c’erano la mia miseria e il mio voler continuare a essere uomo e capo di uomini, nonostante tutto.»

Decisamente di stampo più storico l’approfondito intervento del Presidente dell’Associazione Culturale Phos, Paolo Tempo, che ha analizzato la posizione dei cattolici alla vigilia del conflitto, inizialmente decisamente contrari alla guerra. Ma, costretti a parteciparvi per l’incapacità dei politici, la  scarsa lungimiranza dei militari e gli interessi degli industriali che si schierarono per l’interventismo. Anche la Chiesa, alla fine, cambiò idea e scelse la soluzione armata, trovando giustificazioni anche nel Vangelo. Fu ripristinata la figura del cappellano militare e i sacerdoti contrari vennero accusati di disfattismo. Una curiosità che non molti conoscono. Milano durante la prima guerra mondiale (14 febbraio 1916) venne bombardata da tre aerei austriaci, causando 18 morti (l’episodio è ricordato anche come le bombe di San Valentino).

Ha concluso gli interventi Michele Petrocelli, Presidente dell’Associazione Lucani a Milano, giovane studioso che ha riconosciuto l’importanza e la serietà del lavoro di ricerca compiuto da Barbalinardo per la realizzazione del suo libro, arricchito di un ampio corredo documentale e fotografico, utile anche per lo sviluppo di ulteriori indagini.

La parola finale di questo interessante incontro è stata naturalmente affidata all’Autore. Antonio Barbalinardo ammette con la modestia che lo contraddistingue che non è uno storico ma solo una persona curiosa che ha voluto onorare la memoria del proprio bisnonno, impegno preso nel lontano 1975, quando si era annotato sul suo quadernetto d’appunti di visitare il Sacrario di Redipuglia, dove si trovavano i suoi resti. Poi, altre circostanze come il concerto tenuto da Muti a Redipuglia e vari articoli pubblicati anche sul nostro magazine, l’hanno convinto a tentare questa esperienza di ricerca, sfociata poi in un libro che si segnala anche per la carica di umanità che riesce a trasmettere al Lettore.

Anche sul tema dell’immigrazione Barbalinardo non vuole affrontare un tema quanto mai controverso, limitandosi a constatare che lui si sente per metà lucano e per metà milanese, ricordando una frase che ripete spesso e che testimonia il grande senso di riconoscenza che lo anima: “Amo Pisticci, che mi ha dato i natali, ma amo Milano che mi ha dato tutto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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