Ben Rivers, tre quadri cinematografici in esposizione alla Triennale

di UPerugini°

E’ difficile classificare l’opera di Ben Rivers che sarà presente con la sua opera “Phantoms” alla Triennale fino al 28 maggio. Ha 45 anni, dopo una laurea in Belle Arti, si dedica al cinema e dal 1996 è direttore della Brighton Cinemateque. Background a cavallo tra arte e cinema, quindi, che lo porta ad esplorare i due generi, molto spesso integrandoli fra loro.

Ha realizzato numerosi cortometraggi di vario genere, alcuni di taglio documentaristico ed etnografico altri più vicini al thriller e all’horror e istallazioni. Ha partecipato a numerosi festival, compresa la Mostra del Cinema di Venezia e ha ottenuto diversi riconoscimenti.

Il rapporto di Ben Rivers con la cinepresa (in genere 16 mm) è complesso. La usa come userebbe dei pennelli su una tavolozza. Almeno è quello che appare osservando l’opera “Phantoms”, composta di tre filmati.

Il primo “The Shape of Things” mostra oggetti provenienti da una collezione etnologica dell’Harward Art Museum, che ha per sottofondo la voce del poeta William Bronck che legge il suo componimento At Tikal nel quale rievoca lo stato d’animo delle popolazioni primitive che aspiravano a creare una forma delle cose, a dare una forma al mondo, al loro mondo (… to give shape to a world. And oh, it is always a world and not the world)

Il secondo si intitola “Phantoms of a Libertine” che riporta immagini di un viaggio che prende spunto dall’opera di Broodthaers, noto per i suoi “libri-film”, e in particolare dal lavoro intitolato “Voyage on the North Sea”, per creare appigli misteriosi e onirici che messi insieme tracciano la biografia di un amico scomparso.

Nel terzo video, “Things”, c’è una sorta di viaggio intorno a una stanza, quasi come uno Xavier De Maistre, molto più prosaico, che attraverso frammenti di immagini, oggetti, libri, fotografie raccolti nel corso degli anni tenta di recuperare il senso di una vita.

L'artista inglese Ben Rivers durante un'intervista
L’artista inglese Ben Rivers durante un’intervista

Lo stile narrativo di Ben Rivers segue le scelte formali dei soggetti: scene circoscritte, ripetitive, sottolineate da stacchi netti, movimenti rotatori della macchina da presa, con uso del grandangolo che deforma e aliena, brusche fermate su particolari, oppure sequenze recuperate da fotografie sfocate, sovraesposte, sottolineate da rumori di fondo metallici, inquietanti, stridenti, voci, apparizioni, suoni. Indubbiamente un non facile cammino interpretativo da seguire.

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