LE ERESIE MEDIOEVALI E LE VICENDE DI SAN PIETRO DA VERONA

di Carlo Radollovich

E’ risaputo che in Europa, tra il XII e il XIII secolo, le eresie religiose proliferavano. Adottando un larvato mix tra manicheismo e gnosticismo, esse intendevano attaccare strenuamente, in ogni luogo, le verità della Chiesa cristiana, cercando di distruggere la sua dottrina ed esercitando anche violenza fisica sui fedeli.

Oggi si parla frequentemente dei roghi messi in atto dalla Santa Inquisizione, quasi dimenticando, tuttavia, le crudeli rivolte degli eretici che molto spesso decidevano di uccidere senza pietà i propri nemici in tema di religione. Citiamo ad esempio i casi riguardanti Sant’Aquilino (ucciso da mandanti catari nel 1015, a Milano, in via della Palla) e San Pietro da Verona, di cui ci occuperemo più avanti.

Sottolineiamo con l’occasione che i catari (movimento ereticale  diffusosi in diverse zone europee a cui partecipavano albigesi, ariani, manichei e altri ancora), asserivano tra l’altro che, pur ammettendo che l’anima appartenesse a Dio, fu satana ad imprigionarla nel corpo umano. Pertanto, se il corpo commetteva peccato, la colpa non doveva essere attribuita all’uomo.

Le violenze esercitate dai catari non tardarono a provocare dure reazioni da parte dei cristiani. Si cita, ad esempio, la battaglia del 1040 tra un nutrito numero di milanesi, guidati dall’arcivescovo Ariberto da Antimiano e sorretti da Alrico vescovo di Asti, contro Monforte d’Alba (i cui abitanti avevano abbracciato in massa il catarismo). Assediato e poi espugnato il castello di Monforte, gran parte della popolazione venne deportata nella nostra città e poi costretta ad abiurare oppure ad accettare la condanna a morte. In molti preferirono essere bruciati vivi. Una delle strade milanesi, battezzata corso Monforte, ricorda amaramente questo episodio.

Ma eccoci giunti a Pietro da Verona (1205-1252), instancabile predicatore contro le varie forme di eresia. Nato da famiglia eretica, comprese sin da bambino che i suoi genitori non gli raccontavano tutta la verità in tema di religione. Tuttavia, soltanto da adolescente scoprì che il Credo cristiano riusciva a dargli precise regole di vita interiore. Dopo aver ascoltato, a Bologna, diverse omelie del frate spagnolo Domenico da Guzmàn (1170-1221), proclamato santo nel 1234, entrò presto a far parte dei Frati predicatori. Di carattere esigente, arricchito da numerose esperienze spirituali, visitò parecchie diocesi italiane. Fu lui, nel 1244, a fondare la “Società della Misericordia” per l’assistenza ai malati e ai bisognosi, associazione ancora oggi operativa in diverse città del nostro Paese.

Nel 1251, papa Innocenzo IV gli affidò l’incarico di inquisitore generale per Milano, Como e rispettivi territori. Le sue prediche erano talmente incisive da consentire a molte persone di recuperare l’autentica fede cristiana e di abbandonare l’eresia.

Ma l’odio espresso dagli eretici nei suoi confronti era più vivo che mai e il 24 marzo 1252 gli fu teso un agguato in un bosco nel territorio di Seveso. Un certo Alberto Porro lo pugnalò e lo uccise con un duro colpo alla testa inferto con un attrezzo agricolo.

Sul luogo del delitto sorsero una chiesa e un convento, poi trasformatosi in seminario vescovile, ove studiò il predecessore di Angelo Scola, l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Pietro da Verona venne canonizzato nel 1253.

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