CENTRO STORICO: UN ACQUISTO SU TRE EFFETTUATO DA CINESI

di Carlo Radollovich

Nei negozi milanesi di spicco, quasi si dovrebbe frequentare uno specifico corso di psicologia di vendita per accogliere e accontentare, nel migliore dei modi, la preziosa clientela che proviene da Pechino o da Shangai.

Spesso ci si interroga sulle frasi più opportune, da rivolgere in lingua inglese a persone disposte a fare acquisti che spesso iniziano dai mille euro in su.

Apprezzano molto che sia il titolare o il responsabile del negozio a farsi incontro, il quale dovrà garantire lo sfoggio di un gran sorriso o addirittura un accenno di inchino. Le strette di mano, in via normale, non sono gradite, mentre risulta per loro piacevole, ove possibile, essere accomodati in poltrona con l’immancabile tazza di tè.

Non si dovrà intrattenerli con lunghe descrizioni del proprio assortimento. Sarà sufficiente accennare con rapidità agli articoli che sembrano essere di maggiore attrazione, prestando attenzione affinché gli oggetti di pregio inferiore vengano illustrati per primi e poi, con appropriata gradualità, offrire articoli di elevata consistenza qualitativa. Di norma, sono proprio questi ultimi ad affascinarli, soprattutto se supportati da una griffe importante o da un richiamo commerciale limitato ad una certa élite. In ogni caso, sembrerebbe assolutamente importante non contraddire le loro scelte, evitando se possibile articoli con numerosi richiami al bianco e al nero perché questi colori vengono spesso associati alla cattiva sorte o alle avversità.

Uno specifico richiamo ai negozi: è particolarmente gradito, da parte della clientela cinese, ricevere in hotel la merce acquistata.

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