IL CURIOSO NOME DI UN EDIFICIO MILANESE: SENAVRA

di Carlo Radollovich

In via Cipro, una traversa di corso XXII marzo, si trova la chiesa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Il tempio, costruito prima del secondo conflitto mondiale su basamenti decisamente vetusti anche se la parte esterna settecentesca fu recuperata, venne istituito come parrocchia dall’arcivescovo Montini nel 1959.

La facciata è in mattoni e vi si notano finte aperture ovali, mentre all’interno si può osservare un caratteristico presbiterio pavimentato in marmo e circondato da balaustre.

Questa chiesa nasconde una lunga storia ed è frutto di numerosi rifacimenti susseguitisi nel tempo. Risale, come costruzione originaria, a Ferrante Gonzaga (1507-1557), governatore di Milano, il quale, proprio in questo spazio, volle erigere la propria villa. I relativi disegni sono stati attribuiti all’architetto Domenico Giunti, già progettista della chiesa di Sant’Angelo in via della Moscova.

Successivamente, nel XVII secolo, i Gesuiti di San Fedele ne entrarono in possesso, grazie al lascito del feudatario milanese Ferdinando Rovida ed effettuarono numerose modifiche, destinandolo a luogo di preghiera.

A questo punto vale la pena di compiere ricerche storiche sullo strano nome “Sénavra”. Alcuni storici avanzano l’ipotesi che i Gesuiti si siano ispirati ad una parabola evangelica (laddove si cita “Ex grano sinapis, omnibus oleribus minimo, fit arbor” e cioè: da un granello di senape, il più piccolo fra tutti i semi, nascerà un albero) per sottolineare il noto raffronto con il regno dei cieli.

Altri ricordano come questa sede di preghiera fosse stata battezzata dagli stessi Gesuiti “Scenam Auream” (luogo dorato). Il nome, riportato nella classica epigrafia latina, appariva scritto SCENAM AVREAM. Forse letto male da gente non acculturata e poi storpiato nella pronuncia dialettale, avrebbe fatto sorgere il termine popolare di Sénavra.

Nel 1768, soppressa la missione dei Gesuiti, il luogo di preghiera fu abbandonato per due anni. Nel 1770, a seguito di precise disposizioni impartite da Maria Teresa, la sede ospitò malati psichiatrici, trasferiti da San Vincenzo in Prato (oggi via Daniele Crespi, non lontano dalla Darsena). Risulta tuttavia che, durante il periodo napoleonico, venissero rinchiuse qui anche persone politicamente non gradite. Trasferiti i malati a Mombello, nel 1859 furono ricoverati in loco diversi feriti delle guerre risorgimentali. Poi furono ricoverati numerosi invalidi e infine, come accennavamo, la chiesa diventò parrocchia nel 1959.

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