PONTI A RISCHIO? TRASPORTI ECCEZIONALI FERMI

di Carlo Radollovich

Abbiamo ancora ben presente il luttuoso incidente avvenuto il 28 ottobre dello scorso anno ad Annone Brianza:  dopo il passaggio di un Tir, il ponte di quella località crollava improvvisamente recidendo la vita di un automobilista che, proprio in quell’istante, stava transitando.

Ora succede che, in tema di trasporti eccezionali, (effettuati  con quei giganteschi camion che in molti casi superano le quarantaquattro tonnellate di peso), gli autotrasportatori non riescono attualmente ad entrare in possesso dei necessari permessi per poter imboccare cavalcavia e ponti vari delle zone limitrofe.

Ci si chiede, direttamente o indirettamente, se sussistano veri e propri rischi nel compiere tali attraversamenti.

Al fine di far presente, all’amministrazione provinciale, la frustrante e penalizzante paralisi a cui gli autotrasportatori stanno andando incontro, più di cento “bisonti” protesteranno energicamente domani mattina e intaseranno le vie di Lecco per poi marciare verso la Motorizzazione di Como.

E’ vero che i nulla osta possono essere rilasciati dopo aver interpellato anche altre autorità, ma resta l’amara constatazione che centinaia di consegne alla clientela restano al palo, inducendo alcuni (speriamo di no) ad effettuare trasporti urgenti senza le relative autorizzazioni.

Esistono ponti nella zona di Annone che potrebbero essere autorizzati all’attraversamento, ma precise limitazioni sono scattate dopo il 28 ottobre 2016. Ad esempio, nel caso di quello esistente a Bevera, non si devono superare le trentatre tonnellate (ciò significa che possono in pratica transitare le sole motrici), mentre nel caso di quello di Brivio non è possibile oltrepassare le cinquantacinque tonnellate.

Ci si augura che, espletati i necessari controlli, si possano rilasciare urgentemente i necessari permessi di transito, che eviterebbero ulteriori guai alla categoria degli autotrasportatori che si occupano di trasporti eccezionali e consentirebbero la piena ripresa produttiva a quelle aziende che restano, per problemi di forza maggiore, totalmente privi, o quasi, delle indispensabili materie prime.

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