DON GIUSEPPE GERVASINI OSSIA IL “PRET DE RATANA'”

di Carlo Radollovich

Nato nel marzo 1866 a Sant’Ambrogio Olona in provincia di Varese, il ricordo di questo sacerdote dal carattere bizzarro, disordinato e spesso brusco nelle sue risposte, è ancora vivo nella memoria dei vecchi milanesi perché molti dei loro nonni o padri si rivolgevano spesso a lui per qualsiasi genere di problema, non solo spirituale, ma anche fisico, tenuto conto delle sue conoscenze di carattere medico.

Anzitutto l’origine del suo soprannome. Alcune dicerie, tenuto conto della trasandatezza e dei locali non proprio puliti e ordinati in cui viveva don Giuseppe, asserivano che il soprannome derivava da ratt (topo). Per contro, si intendeva alludere al paese presso il quale fu cappellano dal 1897 al 1901, Retenate, (in dialetto Ratanà).

I racconti popolari attorno a questo singolare personaggio si moltiplicavano ed alcuni cittadini, dopo la sua morte, arrivavano persino a proclamarsi interpreti e portavoce della sua anima. E va subito chiarito che don Giuseppe, in vita, non è mai stato un esorcista e tanto meno un medium impegnato a colloquiare con l’aldilà.

Di sicuro, le leggende attorno a lui proliferavano. Si racconta che un giorno il sacerdote salì sul tram per raggiungere, da Baggio, il centro di Milano. Salito sulla carrozza, si accorse di non avere con sé nemmeno un centesimo. Si rivolse al bigliettaio, ma questi, in modo poco urbano, lo fece subito scendere dal tram. Il prete, più che contrariato, pronunciò ad alta voce la seguente frase “Va, va, che tant a Milan rivi prima mi de ti” (Vai, vai, ma a Milano giungerò prima io di te). Percorsi un centinaio di metri, il tram si bloccò per un guasto e nessun tentativo di rimetterlo in corsa andò in porto. Don Giuseppe osservò la scena e venne invitato a salire sulla carrozza tranviaria, ma lui, sdegnato, rifiutò e proseguì a piedi il suo viaggio. La notizia, di per sé colorita, fece il giro della città e ci si interrogò sulle doti paranormali del prete.

Accennavamo più sopra alle conoscenze mediche di don Giuseppe. In effetti, mentre prestava il servizio di leva, fu un addetto della Sanità a Caserta e a Napoli e prese contatto, nell’arco di due anni, con la sofferenza umana e con le malattie in particolare.

Rientrato a casa nel 1889, volle farsi una cultura sui metodi naturali di guarigione e non molto tempo dopo iniziò la sua attività, contestata, nel dare suggerimenti ai contadini sulla loro salute, consigliando al tempo stesso alcuni preparati a base di erbe. Proprio a Retenate, i medici locali lo accusarono di esercizio abusivo della medicina e lo citarono in giudizio. Da quel momento, il prete si limitò a dare soltanto consigli, sempre gratuiti. Riceveva anche persone in cerca di lavoro.

Nel 1906 fu trasferito a Milano presso la parrocchia di San Gioachimo e nel 1926 andò ad abitare a Baggio in via Fratelli Zoia, in una casa ancora oggi esistente. Si prese carico di molte sofferenze, intervenendo più sulla cura della causa delle malattie che non sui sintomi.

Dopo la celebrazione della messa mattutina continuò a ricevere visite, incessantemente, sino al giorno in cui (22 novembre 1941) rese l’anima a Dio.

 

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