Arrivano i vigili per potenziare la sicurezza nelle periferie

di Remo Righi #

Era un’idea di Albertini che risale a diversi anni fa, ma è tornata utile alla giunta Sala che ha voluto in questo modo accogliere le numerose richieste da parte dei cittadini che abitano nelle zone periferiche della città per aumentare il livello di sicurezza.

Quante volte i cittadini l’hanno richiesto in passato? Si diceva: utilizziamo i vigili non solo per il traffico ma anche per presidiare il territorio, dal momento che, conoscendo meglio le zone loro affidate, avvicinando le persone, sentendo i problemi della gente, dei commercianti, ecc. possono intervenire con maggiore determinazione e razionalità di fronte a situazioni critiche. Ora, finalmente, la cosa va avanti.

Si è fatto un primo programma delle strade che verranno presidiate dai 300 vigili (una trentina per municipio)  messi a disposizione dall’amministrazione comunale e che coinvolgerà zone particolarmente calde come quartiere Adriano, via Padova, Crescenzago, Santa Giulia, Gratosoglio, Barona, Baggio, San Siro, piazzale Nizza e, per la zona 8, via Bolla, San Leonardo, Varesina, Certosa, Espinasse, Gallaratese.

Naturalmente questa mappa della sicurezza verrà a poco a poco affinata anche tenendo conto dei pareri e dei suggerimenti dei Presidenti dei Municipi e che dovrebbe portare a una riorganizzazione completa della polizia locale.

Che dovranno fare i vigili? Si occuperanno di mantenere i rapporti con i cittadini per una convivenza civile, garantire la sicurezza urbana. Potranno smettere di occuparsi di compiti di viabilità e qualità degli spazi pubblici, che sarà un compito a cui potranno dedicarsi altri soggetti.

A ciò si aggiunga la novità, che si basa su un modello già applicato in un’altra metropoli europea (Rotterdam), che consiste nell’inserimento di ragazzi, studenti universitari, chiamati “Stagisti della sicurezza”, provenienti da tutto il mondo, che avranno mansioni specifiche e, dopo adeguata preparazione (ad esempio, master sulla sicurezza urbana), verranno inseriti a fianco dei vigili nelle zone più a rischio, avvalendosi anche della loro conoscenza delle lingue, come l’arabo, il cinese, lo spagnolo, ecc. per favorire il rapporto con persone provenienti da quei Paesi ed evitare che alcuni di essi possano vivere situazioni di isolamento ed esclusione che li portino ad assumere atteggiamenti di “radicalizzazione”.

Insomma, il progetto parte con idee condivisibili. Ora bisogna vedere come verrà messo in pratica. Certo per questo occorrerà sempre il contributo dei cittadini che aiutino le istituzioni vigilando, segnalando situazioni anomale e, soprattutto, rispettando per primi le regole di una civile convivenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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