SAN PIETRO IN SALA E UNA LEGGENDA LONGOBARDA

di Carlo Radollovich

Alcune brevi note storiche sulla chiesa di San Pietro in Sala, ubicata in piazza Wagner, prima di addentrarci in un fatto leggendario che potrebbe interessare i nostri lettori, fatto che prese corpo in questo luogo o nelle strette vicinanze, prima che la chiesa venisse eretta.

Tra il 1907 e il 1924 si era proceduto ad un vero e proprio rifacimento di tale chiesa, ma il tempio originale (in sostanza, poco più di una cappella, anche se di discrete dimensioni), risale al 1141 ed era frequentato dai fedeli abitanti in una serie di povere case disseminate lungo l’attuale via Belfiore.

Nel 1193 la costruzione venne ampliata e battezzata San Pietro in Sala secondo un documento emesso dall’arcivescovo Milone da Cardano (1140 -1195), prelato che si era insediato a capo della diocesi milanese nel 1170.

La chiesa era pure conosciuta come “San Pietro alla Tòrbera”, dal nome di una roggia presso la quale, nel medioevo, i conciatori mettevano a bagno le pelli grezze per poi procedere alle diverse lavorazioni.

Il tempio, vistosamente invecchiato, venne ricostruito nel 1581, risistemato nel 1838 e rifatto, come sopra accennato, negli anni 1907 – 1924.

Attorno alla chiesa, in pieno Ottocento, prosperavano rigogliose alcune cascine, le quali disponevano di ampi orti, di acque sorgive e di diverse osterie. Tra queste, un insolito locale si fregiava dell’insegna “Quando Berta filava”.

Partendo da questo nome, si tramandava in loco una leggenda decisamente curiosa.

Più sopra riferivamo di certe povere case situate lungo l’attuale via Belfiore (a lato di piazza Wagner) e ancora più misere apparivano durante la dominazione longobarda. La circostanza volle che la regina Teodolinda si trovasse a passare, con la carrozza e il suo seguito, da quelle parti, applaudita e quasi osannata da moltissimi presenti. Come mai? Morto il suo sposo re Autari nel 590, era partita da Monza per incontrare a Milano il cognato Agilulfo, con il quale stava per unirsi in matrimonio dopo un anno di vedovanza. Inutile aggiungere che la regina fu entusiasta per i sentiti festeggiamenti. Ma fu turbata nell’osservare una donna di nome Berta che, imperturbabile, continuava sulla soglia di casa ad effettuare il proprio lavoro di filatura senza distrarsi. Forse un po’ seccata, Teodolinda chiese alla donna il perché del suo strano atteggiamento. Berta rispose che, essendo molto povera, non aveva tempo per applaudire e nemmeno per esultare, ma doveva assolutamente impegnarsi a fondo nel suo lavoro. Impietosita e sorpresa da tanta laboriosità, Teodolinda dispose affinché Berta potesse disporre di un terreno uguale alla misura del filo di lana lavorato alla conocchia in un solo giorno. E fu così, sin dai tempi in cui “Berta filava”, che l’operosità delle persone, purtroppo non sempre, sarebbe stata finalmente premiata…

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