Grazie ai granchi, in sala operatoria strumenti più asettici

di Ugo Perugini…

Lo sappiamo, i batteri sono sempre in agguato anche in sala operatoria, nonostante tutte le cautele del caso. I casi di infezioni chirurgiche, purtroppo, sono frequenti e spesso causati dall’uso di strumenti operatori e protesi non completamente sterili.

Una statistica ci conferma che in Europa dal 2009 si sono avuti oltre 400.000 casi di infezione di questo tipo, tra l’altro resistenti agli antibiotici.

Oggi, arriva una buona notizia da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di fisica e microbiologia dell’università Cattolica di Roma. Sembra che sia stata scoperta una nuova tecnica per evitare le infezioni degli strumenti che si usano in sala operatoria rivestendoli di ossido di grafene modellato per mezzo di un laser che riesce a riprodurre asperità tali da scoraggiare l’attacco di germi.

Pensate che questa idea proviene direttamente dall’osservazione della natura. In particolare, delle chele del granchio e dal suo carapace che grazie alla sua rugosità è in grado di respingere qualsiasi attacco di batteri.

granchio

Naturalmente, gioca anche un ruolo particolare il grafene che ha già in sé proprietà antimicrobiche. L’ossido di grafene ha una struttura in fogli di qualche nanometro che taglia la membrana della cellula batterica e la fa “morire”.

Ulteriori ricerche grazie al laser hanno ulteriormente migliorato la sua efficacia, tanto che possiamo dire che questo rivestimento applicato ai vari strumenti operatori possiede  caratteristiche batteriostatiche e battericide. Senza dimenticare che questa invenzione è a costi ridotti e con un basso livello tossicologico.

Ricordiamoci perciò del nostro amico granchio e del suo aiuto quando, irriconoscenti come siamo, in questi giorni di festa ci faremo una bella spaghettata… insieme a lui.

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