L’ABBRACCIO NIPPONICO-AMERICANO

di Carlo Radollovich

Le massime autorità americane e giapponesi si erano già incontrate nello scorso mese di maggio ad Hiroshima in occasione del triste anniversario relativo allo sganciamento della bomba atomica sulla città. Il viaggio intrapreso da Barack Obama era stato assai apprezzato da Tokyo.

Ora, il presidente Obama e il primo ministro Shinzo Abe si sono rivisti a Pearl Harbor, alle Hawaii, settantacinque anni dopo i ben noti, tragici fatti bellici. Una stretta di mano ha chiuso definitivamente un drammatico capitolo del secondo conflitto mondiale, situazione che pone soprattutto fine ad un comprensibile risentimento per ambo le parti, forse durato oltre misura.

Ricordiamo brevemente i fatti accaduti a Pearl Harbor. L’operazione bellica intrapresa dal Giappone, che peraltro non aveva precedentemente dichiarato guerra agli USA, ebbe luogo il 7 dicembre 1941. La flotta americana e numerose installazioni americane furono attaccate senza pietà, tanto che il presidente Franklin Delano Roosevelt denunciò con l’appellativo di “infamia” l’azione giapponese. Ovviamente, l’America entrò immediatamente in guerra.

L’ammiraglio Isoroku Yamamoto intendeva infliggere un grosso colpo alla marina nemica e, in effetti, più di 350 aerei nipponici inflissero pesantissimi danni: tra le numerose perdite, gli americani lamentarono l’esplosione di una corazzata, il capovolgimento di una seconda e l’affondamento di altre tre. Furono pure affondate due navi di grossa stazza, tre incrociatori vennero seriamente danneggiati e centonovanta aerei furono distrutti. Le vite umane perdute ammontarono a duemilaquattrocento.

Ora, ciascuno dei presidenti ha voluto rendere omaggio ai caduti dell’altro. Tuttavia, nessuno dei due ha pronunciato frasi per sottolineare il proprio rammarico e nemmeno sono state presentate formali scuse.

Da ultimo una considerazione: come mai Shinzo Abe fu il primo ministro straniero ad intrattenersi con Trump subito dopo la sua elezione? Era forse preoccupato perché lo stesso Trump sembrava cancellare tutte le simpatie verso il Giappone durante la sua ultima, accesa campagna elettorale?

 

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