CAROLINA DI BRUNSWICK, MOGLIE SEPARATA DI GIORGIO IV

di Carlo Radollovich

La principessa Carolina, moglie separata del principe di Galles, era venuta ad abitare a Milano nel 1814, in una villetta acquistata presso il quartiere Barona. Donna istintiva, non molto istruita, procace e piuttosto frivola, disponeva di una cospicua rendita annuale, che amava spendere tra mille vizi, feste e balli.

Si divertiva alla grande e, per poter meglio dar sfogo alle sue frenesie, spese una fortuna per poter acquistare la ben nota Villa d’Este sul lago di Como. Vi condusse il suo amante, un certo Bartolomeo Pergami, un sottufficiale nativo di Crema, di origini abbastanza umili, ma di nobile casato secondo la principessa, cacciato dall’esercito austriaco per avere ucciso in duello un suo superiore. A capo di un drappello di cavalleggeri, scortava Carolina nei suoi diversi spostamenti e, grazie al suo fascino ed alla sua straordinaria altezza di un metro e novanta (Carlo Porta, nel 1816, scrisse su di lui quattro sonetti satirici), la fece innamorare sempre più intensamente.

Nel 1817 i due si trasferirono a Pesaro presso Villa Vittoria, sempre spiati a debita distanza da alcuni investigatori inglesi. In ogni caso, il segretario di Stato del Papa aveva dato ordini di proteggere Carolina in ogni suo spostamento poiché la stessa, in futuro, avrebbe forse potuto salire sul trono d’Inghilterra. Bartolomeo Pergami, nel frattempo, si comportava da vero padrone e la principessa dipendeva sempre più da lui. La loro villa, a Pesaro, si infittiva di ritratti dedicati al Pergami e alle sue insegne nobiliari, sicuramente inventate.

Ci fu addirittura uno scontro con il maestro Gioachino Rossini, reo di aver commesso uno sgarbo alla principessa. Il maestro, minacciato da alcuni facinorosi armati dal Pergami, dovette rifugiarsi in un palco del teatro.  E a quel punto la città di Pesaro fece di tutto per costringerli a partire o quasi.

Nel 1820 moriva il suocero di Carolina, Giorgio III, e poco dopo la donna, ritornata a Londra, tentò di reclamare tutti i suoi diritti di regina. Ma re Giorgio IV, per poter ottenere il divorziò, accusò coram populo la principessa di adulterio. Ella ritornò subito a Pesaro, portando via da Villa Vittoria l’argenteria, i gioielli e un numero indefinito di vestiti. Poi, sulla strada del rientro a Londra, si separò a Calais da Bartolomeo Pergami e non lo rivide più. Nel Regno Unito venne processata per adulterio e fu considerata colpevole. Ma temendo che l’eventuale passaggio alla Camera dei Comuni, avversa a Giorgio IV, complicasse sensibilmente la situazione, il governo decise di cancellare la sentenza. Venne proposto a Carolina un cospicuo aumento della rendita annuale e questa accettò. Volle tuttavia essere presente, nel gennaio 1821, all’incoronazione di re Giorgio IV, ma i portoni dell’abbazia di Westminster si chiusero davanti a lei, relegandola all’esterno della chiesa. Derisa e fischiata dalla folla, morì alcuni giorni dopo a seguito di una crisi cardiaca.

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