Verso un design e un’arte “egosostenibili”

di Ugo Perugini#

La mission di Boffetto la conosciamo bene: unire artigianato e tecnologia per proporre soluzioni innovative negli spazi che la gente vive ogni giorno, in casa e in ufficio.

Ma non è solo questo. E’ anche andare oltre, fare un passo in più, chiedere all’arte di trasfondere negli oggetti, che siano mobili o complementi di arredo, un’anima, un senso che li renda unici, come opere d’arte e che rappresenti per chi li acquista una vera e propria esperienza emotiva e culturale.

Utopia? No, realtà. I mobili Boffetto così realizzati esistono. Sono “tirati” in 99 copie come le stampe d’Autore, numerati e certificati. Veri esempi di dove può spingersi la ricerca quando, oltre al progetto attentamente studiato, ai materiali di qualità, alle tecnologie più avanzate, si sa accogliere il messaggio, emotivo e coinvolgente, dell’artista.

Questo è il caso della Libreria Migration to Cloud, realizzata dall’architetto Emanuele Svetti con l’artista cubano Ascanio. Vediamo di conoscerli più da vicino.

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L’architetto Emanuele Svetti

Emanuele Svetti è nato a Cortona e, dopo la fondazione del suo Studio di Architettura (Svetti Architecture) nel 2004, inizia il suo percorso rivolto alla scoperta dell’artigianalità da applicare alla produzione industriale e alla tradizione da reinterpretare in chiave moderna.

“Ogni progetto è un viaggio, come ogni viaggio è un progetto” dice Emanuele Svetti sintetizzando il melting-pot emozionale che deriva dall’incontro con nuove culture. “E un progetto è una miscela sapiente di sensazioni, di elementi, di forma e materia, di colori e intelligenza emotiva”.

Svetti non ama l’etichetta di “archistar”, crede al design come a un servizio al cliente, in un rapporto meno tecnico e decisamente più umano. Oggi parliamo molto di “ecosostenibilità”, ma, secondo lui, bisognerebbe introdurre il termine di “egosostenibilità”, tornando a pensare in una chiave meno centrata su se stessi e più aperta agli altri e, oltretutto, più semplice che consenta di cogliere il vero spirito di un progetto, utile, concreto, e tutt’altro che autocelebrativo.

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Ascanio durante una sua performance

Ascanio è in sintonia con queste idee. E’ un artista molto giovane, 28 anni, viene da Cuba dove ha studiato all’Accademia di Belle arti, ed è nella nostra città dal 2002, dove ha lavorato come pittore e come artista di strada. Suoi molti murales, tra i quali, uno degli ultimi quello che celebra il grande Enzo Jannacci, commissionatogli dal Comune di Milano.

La sua idea creativa è quella dell’arte partecipata. Nella sua opera “Scalando il futuro” che rientra nel progetto della libreria, mette in campo tutto il suo ottimismo, la sua spontaneità, rappresentando un individuo alla ricerca della felicità, pronto a sfidare il futuro per raggiungere le proprie mete. Ascanio, quando lavora ai suoi murales, ha piacere di ascoltare le persone che attorno a lui lo guardano lavorare, gli piace accogliere i loro suggerimenti, farsi interprete delle loro sensazioni, certo che l’arte sia uno strumento per condividere la vita e darle il giusto senso. Non qualcosa di elitario.

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Scalando il futuro, l’opera di Ascanio per la libreria

Da ricordare che Ascanio ha avuto come Pigmalione nientemeno che il Maestro Mario Bernardinello che ha aiutato il giovane artista a trovare la sua dimensione più autentica e a spingerlo a continuare la sua ricerca per raggiungere altri traguardi espressivi importanti che tutti si attendono da lui.

La libreria “Migration to cloud” sintetizza, quindi, bene le anime di questi due personaggi. Il mobile fa parte del progetto “Join-Incastro perfetto”; perché che cosa è un abbraccio se non un incastro perfetto, una metafora che coglie il senso intimo e intenso di unione tra due cose e persone che si completano a vicenda?

L’incontro presso lo show room Boffetto si è concluso con una estemporanea performance artistica alla quale hanno partecipato non solo gli artisti presenti ma anche tutti coloro che con idee e maneggiando, magari un po’ incerti come il sottoscritto, il pennello, hanno voluto dare il loro per quanto piccolo contributo, a un’opera collettiva e partecipata. L’arte è anche questo. Forse, è soprattutto questo.

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Il lavoro a più mani in corso di realizzazione

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