DA PORTA COMASINA A PORTA GARIBALDI

di Carlo Radollovich

La Porta che siamo abituati ad osservare, provenendo da viale Pasubio in direzione viale Monte Grappa, era detta “Comasina”, ma il suo nome venne mutato in Porta Garibaldi nell’anno 1860 in onore dell’entrata in città dell’Eroe dei Due Mondi, fresco reduce (1859) delle vittorie riportate contro gli austriaci a Varese e a San Fermo nel corso della seconda guerra d’indipendenza.

La costruzione della Porta Comasina, nella “versione” attuale, era già iniziata nel 1827 su disegno effettuato l’anno precedente dall’illustre architetto neoclassico lombardo Giacomo Moraglia, che sarà tra l’altro progettista della chiesa di San Gerardo a Monza e del Teatro Sociale di Bellinzona nel Canton Ticino.

La Comasina era stata eretta a ricordo della visita a Milano (1825) dell’imperatore Francesco I d’Austria, con il totale contributo dei negozianti del quartiere. E in effetti l’amministrazione austriaca, ancora più taccagna di quella spagnola, non sborsò nemmeno un quattrino, cosicché l’intero debito fu a carico dei commercianti del luogo. Meno male che gli austriaci riconobbero ufficialmente il sacrificio finanziario di questi ultimi facendo incidere sulla Porta: “A FRANCESCO I PIO OTTIMO MASSIMO, I NEGOZIANTI MILANESI ERESSERO”. Forse non tutti sono a conoscenza che in quegli anni venne messa in circolazione la seguente battuta (spiritosa, ma rispondente alla realtà) in perfetta rima: SEBBENE POCA VOLONTA’ NE AVESSERO.

Ma agli stessi negozianti fu in un certo senso alleviata la frustrazione quando seppero che la Comasina stava per essere ribattezzata Porta Garibaldi. Si racconta che lo stesso Garibaldi (ma l’avvenimento non è storicamente provato), volesse far visita alla borgata, fermandosi a parlare con la popolazione e trattenendosi addirittura a dormire per una notte.

Il quartiere visitato era ed è tuttora quello dell’Isola, dapprima sede di validi artigiani (idraulici, falegnami, marmisti) e successivamente di artisti e di professionisti della Moda. Ancora prima del sorgere di tutte queste novità, venne purtroppo demolito il caratteristico ponte sulle ferrovie varesine, il quale, da via Borsieri, metteva in contatto l’Isola con corso Como.

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