Giambellino: giovani “architetti condotti” provano a rammendare la periferia

di Ugo Perugini #

Skira ha pubblicato, a cura di Carlo Piano, “G124. Renzo Piano. Diario delle periferie/1. Giambellino 2015”. Più che un libro, un resoconto, attento, scrupoloso e coinvolgente delle attività svolte da un gruppo di giovani architetti che, hanno lavorato sotto l’impulso di Renzo Piano, e della sua idea che si possa migliorare la qualità della vita delle periferie con interventi non costosi ma mirati per recuperare un po’ della bellezza perduta di queste zone degradate. Certe volte basta poco, mettersi ad esempio all’ascolto dei desideri, dei bisogni della gente per trovare soluzioni condivise può essere il primo passo.

Il fenomeno delle periferie, come quelle di Milano, è grave anche perché – è giusto ricordarlo – sono abitate dal 92% delle persone, mentre solo l’8% vive in centro. E, con aspetti diversi, i problemi alla fine sono sempre gli stessi: degrado, mancanza di istituzioni e spazi pubblici di socializzazione (scuole, musei, teatri, palestre, biblioteche, ecc.), senso di abbandono.

L’operazione di “rammendo”, voluta da Renzo Piano, è stata pagata con il suo stipendio da senatore con il quale sono stati retribuiti i giovani architetti che si sono impegnati per un anno sul territorio. Si è scelto, per questo primo approccio – il prossimo riguarda Marghera a Venezia – il Giambellino, una zona multietnica, con numerose case popolari costruite negli anni Trenta, lasciate abbandonate a se stesse e senza manutenzione, e il problema di ritrovare una identità popolare per chi vi abita, sacrificata della crescente gentrificazione.

Durante la presentazione del libro, Il secondo da sinistra è Carlo Piano, figlio di Renzo.
Durante la presentazione del libro, Il secondo da sinistra è Carlo Piano, figlio di Renzo.

 

Il Giambellino è una zona particolare. Chi non ricorda la canzone di Gaber sull’omonimo bar (ora, per la cronaca gestito da un cinese), o la fama di essere stata la culla delle BR e il luogo dove ha abitato Vallanzasca? Ma, in realtà, il quartiere è una realtà viva, dinamica, con molte associazioni che hanno contribuito alle iniziative dei giovani architetti.

Ne citiamo alcune tanto per capirci: il cinema in cortile (ogni spettatore si porta la sedia da casa), l’orto collettivo, la ricerca di un proprio modo di concepire la città che non è quello della “Milano da bere”, per intenderci, l’introduzione di meccanismi di microeconomia, gli interventi per il miglioramento dell’efficienza degli edifici, del trasporto, per sollecitare una maggiore partecipazione della gente.

Si tratta naturalmente di proposte, di idee per piccole soluzioni, non di un progetto esecutivo. Questo, naturalmente, spetta alle istituzioni preposte. E’ una spinta a cercare soluzioni semplici e non costose per cominciare ad affrontare e risolvere i problemi, una ispirazione per le autorità che possano intervenire anche modificando norme burocratiche che spesso rallentano le soluzioni. Un esempio tra tutti, il fatto che esistano numerosi alloggi sfitti, di ampiezza inferiori ai 25 metri quadri, che non possono essere assegnati in quanto esiste tuttora una legge del 1929 che, al di sotto dei 28 mq, considera gli appartamenti non abitabili.

Un libro, quindi, pieno di buone idee e sollecitazioni, da leggere e mettere in pratica, anche e soprattutto da parte di chi ha il potere di farlo, anche perché sembra esista un fondo, creato dal Comune, dalle Regioni con un contributo europeo, di 95 milioni di euro destinato proprio a risolvere i problemi delle periferie. Come sempre, quello che alla fine viene meno è la cosiddetta “volontà politica”. Speriamo che stavolta non sia così.

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“G214 Renzo Piano. Diario delle periferie/1. Giambellino, Milano” a cura di Carlo Piano, (edizione in italiano e inglese), Skira Edizioni, 244 pagine, brossura, 27 €.

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