IL VICOLO CALUSCA, GIA’ STRETTA CALUSCA NELL’800

di Carlo Radollovich

Delle due “Strette” esistenti nella nostra città, la più nota è sempre stata la Bagnera, vicolo nel quale uccise diverse persone il primo serial killer lombardo, un certo Antonio Boggia (1799-1862), personaggio descritto storicamente da Giovanni Luzzi nel suo libro “Il giallo della stretta Bagnera” edito da Meravigli.

Ma anche la stretta Calusca, situata all’inizio di corso di Porta Ticinese, a due passi dalla Darsena, uno dei punti più caldi della malavita milanese, faceva parlare di sé in modo decisamente negativo. Qui, certi loschi individui, per lo più lestofanti e borseggiatori, rapinavano o mettevano in grosse difficoltà i nostri concittadini. Ma si impostavano anche frequenti commerci illegali, approfittando di merci che venivano scaricate in Darsena con la compiacenza di alcuni barcaioli che frodavano le leggi.

E certi commerci non proprio puliti si effettuavano anche nella vicina piazza XXIV Maggio, ove si poteva vendere e comprare di tutto, anche illecitamente, nel modo più nascosto.

Da dove proveniva il nome “Calusca” ? Alcuni citano che in loco sarebbe esistita una casa d’appuntamenti denominata Cà Losca. Da qui la trasformazione in Calusca. Ma altri esprimono dubbi su questa ricostruzione perché la presenza di un eventuale bordello avrebbe messo a rischio un altro “importante” andirivieni e cioè quello, assai vitale per l’operato del malaffare, relativo alle refurtive.

Più probabili i frutti delle ricerche effettuate sulle famiglie di facoltosi commercianti che, come da vecchia usanza, imponevano il proprio nome ad una via o ad un viale. E in effetti, un certo Giovanni Pietro Calusco, di origine bergamasca, aveva aperto un grande negozio all’angolo del vicolo per la vendita di sete di diversa qualità.

Da Calusco a Calusca il passo è breve. La cosa però si complica se si tiene conto che, ancora agli inizi dell’Ottocento, la stretta veniva comunemente denominata “Vicolo dei Nani”. Come mai ? Dice una vecchia leggenda che nel vicolo abitassero quattro nani veri e propri che frequentavano la corte degli Sforza. Godendo della totale impunità  assicurata loro dalla nobile famiglia, essi molestavano o addirittura rapivano le ragazze del luogo, combinandone di cotte e di crude.

Il vicolo Calusca rappresentava quella Milano che oggi non c’è più. Percorso il primo tratto di vicolo, lo stretto budello cambia aspetto addentrandosi nei cortili di case modernissime. Ciò ci impedisce di immergerci, ovviamente solo con la fantasia, in quella strana e brumosa atmosfera che aveva inquietato i nostri predecessori.

 

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