Willow: un concentrato di ottimismo su tela

di Ugo Perugini#

L’Art Gallery 38 di via Canonica 38 ha il privilegio di ospitare Willow, un grande artista contemporaneo. Un esponente tra i più significativi della NeoPop Art italiana. La Mostra, intitolata “Pop 38” con l’esposizione delle sue opere aprirà il 1 ° ottobre e si concluderà il 31 dello stesso mese.

Il vernissage è previsto per il 16 ottobre, alla presenza dell’artista e di una incredibile sorpresa: l’ultimo suo lavoro che ha per oggetto/soggetto la piccola, amatissima Fiat 500, nata nel 1947, e obiettivo privilegiato di infinite varianti e rivisitazioni, come ci si attende da qualsiasi prodotto che diventa vero e proprio mito, simbolo di un’epoca.

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Ma torniamo all’artista. Willow chi è? Forse, sarebbe meglio porsi la domanda: Willow cos’è? Beh, per me, prima che un artista, Willow è uno stato d’animo. Se guardi le sue opere non puoi non rimanerne incantato. E se sei di cattivo umore loro riescono a strapparti un sorriso. E se qualcuno dopo ti chiede: adesso come stai? Rispondi, senza esitazione, mi sento Willow.

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I suoi disegni rappresentano un estratto, un concentrato iconico di movimento, dinamismo, gioia, allegria. Di tutto ciò che di piacevole c’è nel nostro immaginario mondo pop. Un brulicare, anzi meglio un brulicame, di piccole simpaticissime, inafferrabili entità quasi amorfe, appena accennate nella loro assoluta essenzialità: due occhi se di fronte, con arti che assomigliano a code, virgole, riccioli, mazze da golf, onde, vermicelli, pinne di squali, code di scoiattoli – chi più ne ha più ne metta – piene di colori vividi, brillanti, sempre in agitazione come idee scaturite da neuroni un po’ fuori di testa, confusionari, sfrontati, beffardi, irriverenti, ammiccanti, spiazzanti. Complici.

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Appena li guardi ti senti come ipnotizzato. Questo è l’effetto che fa a me. Ma so di non essere il solo. Sei tentato di scoprire tutti i particolari che l’Artista ha assiepato dentro la sua creazione. Gli occhi vagano qui e là, su e giù, senza sosta, leggendo le lettere appese a improbabili fumetti, le esclamazioni, i simboli, le stelline, le note, i cuoricini, gli emoticon sorridenti, seguendo questi piccoli esseri, dotati di una volontà, una autonomia, che li rende instancabili come batteri in un brodo di coltura. Senza però la paura che possano nuocere. Al contrario.

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Nella pittura di Willow non manca una grazia, una armonia, che emerge con delicata forza nella confusione, nel coacervo di immagini assiepate, stipate, accalcate. Non c’è ansia, né angoscia. E’ come se traducendo le immagini e i colori in suoni, il nostro orecchio si trovasse a percepire un delicato sottofondo, fatto di persone che si muovono e bisbigliano. Un brusìo leggero, un trapestio, un parlottio appena accennato che poi è il leit motiv della vita. Come quando, nel buio della tua camera senti salire dalla finestra aperta i rumori leggeri di una strada pedonale fatti di voci, passi, risatine, gridolini. Che non ti danno fastidio, al contrario ti fanno riconciliare con l’umanità intera.

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Ecco perché ogni tanto anche gli oggetti più comuni vengono spalmati da Willow con queste immaginifici squarci di vita fumettistica: cappelli, confezioni di panettoni, copertine di diari, per ultimo la mitica 500 Fiat, ma anche muri di città. E’ come dare loro una patina di allegria, ottimismo, simpatia. E non dite che non ce n’è bisogno!

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Se vi va possiamo andare dietro le quinte per scoprire chi è realmente Willow. Si chiama Filippo Bruno, ha studiato all’Accademia del Fumetto (ce n’eravamo accorti), ma è un artista completo. Se volete a tutti i costi definirlo, possiamo dire che è un esponente dell’arte Neo pop, dell’urban art, della street art, e via elencando. Se siete patiti dei rimandi possiamo dire che Willow fa venire in mente Warhol, Liechtenstein e, più vicino a noi, Keith Haring. Ma Willow è Willow. E lo stile che ha creato è unico e inconfondibile.

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