LA “COLONNA DEL DIAVOLO”

di Carlo Radollovich

A sinistra della basilica dedicata ad uno dei Santi protettori di Milano, il vescovo Ambrogio, è posta una colonna corinzia leggermente inclinata, tutta in marmo cipollino, risalente al II o al III secolo d.C.

Secondo una vecchia leggenda, i due buchi simmetrici che si notano poco sopra la base della colonna stessa, sarebbero la conseguenza di una tremenda zuccata che il demonio avrebbe prodotto, a seguito del rancore per un suo ben preciso disegno non andato in porto: distogliere Ambrogio dal suo profondo sentimento religioso.

Ma procediamo con ordine. Sappiamo che dopo l’editto di Costantino (313) esattamente sessantuno anni prima della proclamazione di Ambrogio a vescovo di Milano (374), la fede cristiana poteva essere finalmente professata in modo totalmente libero. E Ambrogio, subito dopo la sua nomina si impegnava con molta decisione a favore della cristianità, tanto che contribuì con ogni mezzo lecito alla sconfitta dell’arianesimo.

Il demonio, particolarmente inviperito nei riguardi di quel vescovo che gli stava sottraendo un numero infinito di anime, cercò di tendergli un tranello: si travestì con abiti da capomastro e si fece ricevere da Ambrogio, mostrandogli progetti di costruzioni assai ricercate con la promessa di erigere per lui un ricco palazzo, a doveroso suggello della sua carica vescovile.

Ma Ambrogio, è proprio il caso di dirlo, sentì puzza di bruciato, e chiese al diavolo di mostrare le proprie abilità (capomastri e muratori non dovevano in alcun modo soffrire di vertigini), camminando con occhi bendati su una linea retta a qualche metro dal suolo. Satana si pose in marcia con sicurezza, ma cercò subito di imbrogliare le cose guardando con un occhio al di sotto della benda.

Il vescovo se ne accorse e assestò al demonio, ormai svestitosi dei panni di operatore edile, una pedata talmente energica da farlo sbattere e impiantare con le corna addosso alla colonna, lasciandolo schiumare a lungo per la tanta rabbia sofferta.

Si narra che rimanesse con le corna conficcate per un giorno intero finché i suoi “colleghi” furono in grado di liberarlo.

Ora si dice che, accostando l’orecchio ai due fori ancora oggi visibili, si sente lo sgradevole crepitio provocato dal divampare delle fiamme infernali. Resta il fatto, al di là della leggenda, che diversi podestà di Milano, subito dopo la loro nomina, andavano ad abbracciare la colonna, certamente per ribadire la loro onestà in tema di corretta amministrazione…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *