STEFANO PARISI E GLI SFORZI PER CREARE UNA VERA  ALTERNATIVA

di Carlo Radollovich

Nel pomeriggio di venerdì 16 settembre ha avuto inizio la convention (in due giorni), promossa da Stefano Parisi alla presenza di circa cinquemila persone.

L’ex candidato alla carica di Sindaco, accolto da vivissimi applausi e forte della telefonata di Silvio Berlusconi che la sera precedente gli aveva comunicato il proprio in bocca al lupo, ha calorosamente ringraziato tutti gli intervenuti, onorando dapprima la figura dello scomparso Carlo Azeglio Ciampi e ricordando i tempi in cui era capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi.

Poi, con toni pacati, ha citato alcuni punti che potremmo riassumere brevemente così: ci troviamo in questa sede per costruire la nostra piattaforma, guardando con positività alle cose che ci accingiamo a fare. Partiti da Milano, impiegheremo tutte le nostre energie per riprenderci, avviando un lavoro che tutti siamo chiamati ad elaborare. Infatti, ogni aiuto, piccolo o grande che sia, sarà comunque prezioso. Siamo tutte persone indipendenti e libere, persone che vogliono un’alternativa liberale di governo, un’alternativa forte che si differenzi dal centrosinistra, perché c’è bisogno di un’Italia che cresca. Dovremo soprattutto percorrere una strada che dia vigore a tutti noi.

Ha poi avuto inizio la lunga serie degli interventi sviluppati dai relatori, a cominciare da Giacomo Lev Mannheimer dell’Istituto Bruno Leoni, il quale ha esordito affermando che lo Stato è spesso nemico dei cittadini. Occorre ripartire dalla sussidiarietà, ma serve in particolare il liberalismo, osservando al tempo stesso che in Italia manca una vera politica per la sicurezza. Osservava infine che l’articolo 118 della Costituzione (relativo alle funzioni amministrative) è in sostanza uno dei più dimenticati: si tratta invece del primo tassello a cui in futuro ci si dovrà riferire.

Massimo Gandolfini, neurochirurgo di Brescia e appartenente al Family Day, ha affermato tra l’altro che non esistono serie strutture che inseriscano la famiglia come perno della società, considerando che, in Italia, esistono quasi un milione e mezzo di famiglie che vivono al di sotto di un dignitoso livello di vita. Se perderemo la famiglia come caposaldo, lo Stato rischierà di implodere su se stesso. Esiste poi l’intricato problema relativo all’invecchiamento: per ogni pensionato vi sono tre lavoratori attivi. E non si dica che le mancate nascite possano essere sostituite grazie all’immigrazione. È impossibile che la cosa funzioni. Concludeva dicendo che da noi vi è crisi di speranza, perché siamo delusi per le molte promesse non concretizzatesi.

Elisa Serafini, laurea in economia, studi effettuati a Milano e negli Stati Uniti, ha affrontato con decisione l’argomento relativo alla libertà. La libertà è veramente POP quando è rivolta ad ogni cittadino, senza distinzione di sesso e di età. E oggi, su altri fronti, lo Stato ci priva ogni giorno della nostra libertà con tasse troppo alte e servizi troppo scarsi. E che dire della politica liberale? Per essere veramente popolare, deve essere inclusiva, partecipativa e aperta a diverse anime.

Rosamaria Bitetti, ricercatrice in Analisi delle Politiche Pubbliche alla LUISS e collaboratrice de “Il Foglio”, si è chiesta: che dire della ricerca in Italia? È senz’altro questione di soldi, ma anche di regole. La politica tende nel complesso a polarizzare, e il sistema adottato, alla resa dei conti, si rivela più complicato del previsto e, sotto certi aspetti, crea incentivi perversi. Si prenda ad esempio il mito dell’università per tutti: ciò ha in pratica aumentato la disparità tra gli studenti.

Gaela Bernini, laureata al Policlinico di Milano e facente parte della Fondazione Bracco, ha impostato un discorso assai complesso. Riassuntivamente, diremmo che ha illustrato come le Fondazioni d’impresa si confermano uno dei soggetti che contribuiscono allo sviluppo del cosiddetto “secondo welfare” e che risponde bene all’emergere di nuovi bisogni attraverso la mobilitazione di risorse innovative, ove quelle pubbliche risultano assai ridimensionate.

Gilberto Corbellini, filosofo e professore di Storia della Medicina presso La Sapienza di Roma, è subito venuto al sodo citando che, tra i Paesi sviluppati, l’Italia occupagli ultimi posti in merito a: indice di democrazia, libertà economica, libertà di stampa, indice di felicità, gradimento della democrazia, alfabetizzazione digitale, investimenti nella ricerca e nell’innovazione. Servirebbero validi incentivi per i giovani in cerca di strumenti cognitivi che non appaiano soltanto ideologici.

Suor Anna Monia Alfieri, voce di spicco nel panorama scolastico italiano, presidente della Fidae Lombardia, si è sempre intrattenuta con tutti al di là della connotazione politica, clericale o di parte. Alla convention ha subito affermato che siamo stanchi di promesse e si è contemporaneamente chiesta se siamo uno Stato di diritto oppure no. Ha affrontato l’argomento relativo ai docenti discriminati, auspicando poi che la scuola pubblica possa agire a condizioni uguali con la scuola paritaria. Ha concluso con un’asserzione che ha riscosso scroscianti applausi: questo è il tempo dei politici seri e responsabili.

Maryan Ismail, di origini somale, da 35 anni in Italia, musulmana sufi, ex membro della segreteria metropolitana del Partito Democratico e portavoce della comunità somala milanese, figlia di un diplomatico, si era trasferita in Italia quando la Somalia entrò in guerra con l’Etiopia. Ha ribadito che la dimensione religiosa a cui appartiene occuperà sempre un unico spazio: quello della sfera spirituale, senza prevedere forzature di nessun genere che possano coinvolgere il vivere civile. Osservante della fede classica, ha affermato con piglio: non desidero essere arabizzata e confusa con l’Arabia Saudita.

Pasquale Annichino, esperto in tema di Islam e consulente del Viminale, ha affrontato il seguente argomento: l’importanza della libertà di credere, da considerare principio giuridico e politico davvero irrinunciabile per l’Occidente.

Marco Morganti, laureato in Filologia rinascimentale, ha posto l’accento sul Terzo settore ossia quella speciale categoria che comprende le organizzazioni di volontariato, di promozione sociale, eccetera. Si tratta di un mondo esteso, strategico per il Paese, che richiede un approccio politico nuovo. Dovranno essere previste nuove risorse finanziarie e nuove logiche per poterle correttamente utilizzare. L’efficienza della Spesa Pubblica rappresenta la risorsa più grande.

È poi seguito l’intervento di quattro direttori. Lucia Annunziata, secondo lei, si dovrebbe ripartire dalla carta delle libertà. Ha citato Internet che ci procura un maggiore senso di libertà sottolineando tuttavia che alcuni movimenti, sorti in Europa, tendono a frenare la libertà stessa. Risultato: esiste certamente la libertà da una parte, ma dall’altra si costruiscono muri. Luciano Fontana ha ricordato la crisi che ancora ci attanaglia. È una delle più lunghe. In Italia chiediamo precise garanzie in proposito, ma non si fa che erigere muri. Maurizio Molinari ha ravvisato che si verifica un indebolimento delle libertà e anche le varie democrazie sembrano frenare. Tuttavia i diritti devono essere salvaguardati. Quali? Anzitutto la sicurezza. E i diritti a favore degli emigranti? Occorre concederli, ma con l’osservanza e lo stretto rispetto delle leggi. I problemi che dovremo affrontare sono principalmente tre: sicurezza, economia e immigrazione.

Maurizio Belpietro ha premuto subito sull’acceleratore affermando che abbiamo bisogno di meno Stato ossia meno invadenza da parte dello Stato stesso nella vita degli italiani. Il progetto di libertà? Deve ripartire esclusivamente da questa parola. E la riforma fiscale? Mai fatta. Occorre a questo proposito libertà fiscale, impostando giusti equilibri con il fisco, ovviamente pagando il giusto tassato. E infine? Riformare la burocrazia, evitando agli utenti di compilare centinaia di moduli.

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