Farmaci immunoterapici, punto di svolta nella lotta ai tumori

di Stefania Bortolotti

Colpiscono il tumore liberando i freni che bloccano il sistema immunitario; i loro meccanismi d’azione innovativi permettono maggiori opportunità di combinazioni; hanno un profilo di sicurezza unico; promettono migliori risultati a lungo termine, grazie alla “memoria immunologica” e alla conseguente adattabilità della terapia.

Sono i “principi attivi” dell’immunoterapia, considerata oramai il quarto pilastro nel trattamento del cancro insieme a chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Molecole innovative che stanno dimostrando di avere il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine e l’esito clinico di diversi tumori maligni “difficili” come il melanoma e il tumore del polmone.

Un obiettivo fondamentale alla luce del fatto che, nonostante i progressi degli ultimi decenni, la mortalità per tumore resta elevata: nel 2011 in Italia si sono registrati circa 175.000 decessi (quasi 99.000 tra gli uomini e quasi 77.000 tra le donne), vale a dire circa 3 ogni 1.000 persone. Il potenziale di questi nuovi farmaci si scontra però con l’annoso problema dell’accesso e della sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale.

Le patologie tumorali nel nostro Paese, come in tutti i Paesi industrializzati, sono ampiamente diffuse e rappresentano una delle principali cause di decesso. I tumori più frequenti, escludendo le neoplasie della pelle, risultano essere quelli del colon-retto, della mammella e della prostata, seguiti dal tumore del polmone e della vescica.

Al 2014 oltre 2,9 milioni di italiani hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita, con le donne che mostrano una più alta prevalenza (56%) rispetto agli uomini (44%) – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. “Per quanto riguarda, invece, l’incidenza, le più aggiornate stime dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) riportano come ogni anno vengano diagnosticati circa 1.000 tumori al giorno, con un tasso annuale di circa 6 casi ogni 1.000 persone, maggiore negli uomini (6,9/1.000 abitanti/anno) che nelle donne (5,4/1.000 abitanti/anno). Tuttavia, confrontando i dati del 1996 con quelli più recenti disponibili del 2014, si nota un significativo decremento della mortalità, del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne”.

Il melanoma è il tumore che ha permesso di ottenere la maggior parte delle conoscenze attualmente disponibili sull’immunoterapia. L’elemento chiave è stata la scoperta dei checkpoint inhibitors, molecole chiave coinvolte nei meccanismi che permettono al tumore di evadere il controllo del sistema immunitario. Queste molecole possono diventare bersaglio di anticorpi monoclonali che inibendo i checkpoint riattivano la risposta immunitaria anti-tumorale.

Il 2011 segna il punto di partenza dell’immunoterapia nella pratica clinica con l’approvazione del primo anticorpo monoclonale (ipilimumab). A distanza di 4 anni sono stati sviluppati altri 4 diversi inibitori dei checkpoint immunitari, come pembrolizumab che sta dimostrando un’ampia azione in molteplici forme di tumore e che in particolare nel trattamento del melanoma, per il quale ha già ricevuto il via libera in Europa, è la prima e unica terapia anti-PD-1 ad offrire un beneficio – in termini di sopravvivenza – statisticamente superiore rispetto alla chemioterapia e a ipilimumab, l’attuale standard di cura per il melanoma avanzato.

Uno dei passaggi più critici dell’immunoterapia, però, è la complessità dei processi che portano le nuove molecole sul mercato anche a causa della specificità del meccanismo d’azione di questi farmaci, che richiederebbe un aggiornamento dei criteri di valutazione di efficacia e tollerabilità.  L’avvento di molecole in grado di rivoluzionare il trattamento dei tumori richiede quindi misure ed interventi altrettanto straordinari.

In Italia nel 2014 la spesa per i farmaci oncologici ospedalieri è stata pari a 3.899 milioni di euro, con un incremento di circa il 9,6% rispetto alla spesa del 2013 – sottolinea Carmine Pinto – Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIOM – il 2016 potrebbe rappresentare l’anno di svolta per un intervento nazionale sul cancro con l’istituzione di un Fondo specifico che contribuisca al rimborso alle Regioni dei farmaci oncologici individuati a forte carattere innovativo sulla base di definiti parametri. Un vero e proprio “Fondo Nazionale per l’Oncologia”, il primo in Italia, che potrebbe essere finanziato attraverso il gettito derivante dall’accise delle sigarette. Un centesimo in più a sigaretta, con il duplice obiettivo di sostenere il Fondo e contrastare il tabagismo. Il Fondo Nazionale garantirebbe uguali diritti di cura e di accesso ai farmaci innovativi per tutti i pazienti in tutte le Regioni del nostro Paese”.

Il 2015 è stato l’anno dell’arrivo di grandi farmaci, molto efficaci; l’Italia, come molti altri Paesi, è davanti ad una grande sfida: mettere a disposizione dei cittadini queste nuove opportunità di cura con un’attenzione alla sostenibilità dei Servizi Sanitari.

Anche le aziende farmaceutiche, in prima linea nello sviluppo di questa nuova frontiera della lotta ai tumori, sollecitano nuove regole. «Siamo orgogliosi – dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia – dei risultati ottenuti dai nostri laboratori di ricerca che hanno consentito di sviluppare un rivoluzionario paradigma di cura; una molecola “pembrolizumab” che riesce ad inibire specifici recettori in grado di combattere alcuni tumori umani fra cui il melanoma, migliorando la risposta autoimmune dell’organismo”. Siamo pienamente consapevoli che l’innovazione farmacologia, soprattutto in ambito oncologico, comporti un problema di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.

Terapie immuno-oncologiche e melanoma

Sostiene Paolo AsciertoDirettore della UOC Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative – Istituto Nazionale Tumori Pascale – Napoli: “Il melanoma è la malattia da cui abbiamo appreso la maggior parte di ciò che sappiamo circa l’uso degli inibitori degli immuno-checkpoints. Quattro anni di immunoterapia nel melanoma ci hanno insegnato che i checkpoint inhibitors aiutano a superare i meccanismi con cui i tumori sfuggono alla distruzione da parte del sistema immunitario. La sopravvivenza a lungo termine può essere ottenuta in gruppi di pazienti affetti da diversi tumori solidi o neoplasie ematologiche. Entrambi i modelli di risposta, convenzionale e immuno-correlata, sono stati osservati con le immunoterapie e questi sono associati con un profilo unico ma gestibile di eventi avversi. Biomarcatori predittivi possono aiutare a selezionare i pazienti con maggiori probabilità di beneficiare dell’immunoterapia. Il concetto di inibizione dei checkpoints immunitari è sostenuto da una quantità crescente di evidenze cliniche, non solo nel melanoma, ma anche in altri tipi di tumore”.

Terapie immuno-oncologiche e tumore al polmone

Evidenzia Giorgio Vittorio ScagliottiDirettore Dipartimento di Oncologia – Università degli Studi di Torino: “Gli studi clinici condotti finora dimostrano che la monoterapia con farmaci immunoterapici è in grado di migliorare, nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule, sia la sopravvivenza globale che la sopravvivenza libera da progressione di malattia, rispetto alla chemioterapia standard. L’immunoterapia è dunque il futuro del trattamento del tumore al polmone? La risposta non è così scontata, perché diversi meccanismi contrastano il sistema immunitario e sarà fondamentale andare verso una personalizzazione sempre più capillare delle terapie, individuando quali meccanismi sono coinvolti nello sviluppo dei tumori dei singoli pazienti”.

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