Una storia del vino. Per comprenderne lo spirito

di Ugo Perugini *

Quando di qualche manifestazione del pensiero o dell’abilità dell’uomo si pensa sia giunto il momento di delineare una storia, significa in genere che abbiamo a disposizione una serie molto significativa di elementi capaci di spiegare la logica del fenomeno che vogliamo descrivere, di delineare il senso della sua evoluzione, di capirne la trasformazione e le relazioni con la storia sociale, umana, economica di un Paese, fino a immaginarne le potenzialità future.

 Il volume realizzato da Skira e che si intitola “Storia moderna del vino italiano”, a cura di Walter Filiputti,  ha queste ambizioni e le assolve tutte. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi dei Settanta abbiamo assistito a una grande trasformazione in campo enologico: i viticoltori sono diventati imprenditori, la cultura del prodotto è cresciuta a livelli sempre più elevati, si sono utilizzati strumenti di marketing innovativo e anche la comunicazione ha cambiato rotta diventando veicolo di trasmissione di saperi, ma anche di stili di vita, di gusto, di raffinatezza.

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La cantina Antinori nel Chianti

Il merito? E’ inutile negarlo va proprio a lui, a Luigi (Gino) Veronelli. Ne ricordiamo una frase rimasta famosa: “Il vino è il canto della terra verso il cielo. Il gusto del vino non sta nella bottiglia ma nella nostra testa.” Anche Walter Filiputti non può non ricordare con una certa nostalgia l’incontro che ebbe con il filosofo del vino italiano, durante un suo trasloco, finito con la degustazione di un buon bicchiere.

Il fascino del vino è anche collegato alla capacità creativa e di sperimentazione dei viticoltori. Alla continua ricerca della perfezione. Che passa attraverso una ricerca costante dell’equilibrio tra sapore, profumo, corpo, colore, ecc. Davvero un’arte, che si valorizza proprio con l’attenzione ai particolari. Vero orgoglio italiano che si deve soprattutto alle aziende famigliari che, contrariamente a certi pregiudizi che le giudicano fuori moda, con umiltà e determinazione, hanno saputo presentarsi sul mercato internazionale ottenendo grandi soddisfazioni. Basti pensare che negli Stati Uniti negli anni Sessanta, nella lista dei vini dei menu dei grandi alberghi, ce n’erano solo due italiani. Oggi il nostro vino ha conquistato il mondo.

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Tenuta Castelbuono . La cupola Pomodoro

La sfida però non ha riguardato solo il vino ma anche la cucina italiana, lo stile di vita del nostro Paese apprezzato un po’ dovunque. Certamente, accanto a quello che è stato definito il Rinascimento del vino italiano, ci sono stati momenti bui, come lo scandalo del metanolo, dovuto più a comportamenti scorretti dei commercianti che non dei produttori. Ma sono state anche queste crisi che hanno favorito un cambio di rotta, una attenzione sempre più spasmodica alla qualità per far arrivare il vino italiano agli attuali eccelsi livelli.

Il libro, suddiviso in tre parti (Rinascimento, Innovazione, Geografia), va letto anche perché finalmente dà spazio alle numerose aziende vitivinicole e ai produttori che hanno messo tutta la loro capacità professionale e il loro impegno per raggiungere questo successo. Un libro anche ricco di storie, di aneddoti, di racconti che lo rendono ancora più vivo e di piacevole lettura.

L’esempio del successo del vino italiano dovrebbe essere un riferimento positivo anche per il settore agroalimentare italiano nel suo insieme che ha fortissime potenzialità ancora in molti casi inespresse o sottodimensionate. Anche qui, occorre trovare chi ne sappia cogliere il senso, la filosofia, riuscendo a trasmetterlo sotto forma di messaggio culturale da condividere e apprezzare.

Storia moderna del vino italiano, a cura di Walter Filiputti, edizione italiana e inglese, 480 pagine, 500 colori, cartonato, euro 55,00, Skira Editore.

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