GLI INIZI DELLA COSTRUZIONE DEL NOSTRO DUOMO

di Carlo Radollovich

Le cave di Candoglia, ubicate alla foce del fiume Toce, fornirono come noto la materia prima per la costruzione del nostro Duomo.

Il marmo spiccava per il suo bianco piuttosto intenso e anche per un’invidiabile ombreggiatura rosata. Il trasporto di questo materiale verso Milano avveniva esclusivamente attraverso la via d’acqua che, partendo dal lago Maggiore, percorreva poi il Ticino e il Naviglio Grande. Giunto alla Darsena di Sant’Eustorgio, il trasbordo veniva effettuato su carri, un trasbordo estremamente faticoso considerando l’enorme peso dei lastroni e dei fusti di colonne già sgrossati. Va ricordato che quando vennero avviati i lavori per la costruzione del Duomo, non esisteva un collegamento tra la Darsena e la cerchia dei navigli, poiché il livello dell’acqua dei navigli era sopraelevato di circa due metri rispetto alla Darsena stessa.

La risoluzione del complicato problema avvenne sotto Filippo Maria Visconti, nell’anno 1439, grazie agli ingegneri Fioravante da Bologna e Filippo degli Organi. Essi realizzarono la Conca di Nostra Signora del Duomo (in via Arena), applicando per la prima volta in Italia il principio della cosiddetta “conca leonardesca”, principio che consentiva di trasferire un barcone ad un differente livello d’acqua, più in alto oppure più in basso. In questo contesto si evidenzia l’errore, nel quale spesso si incorre, di attribuire l’invenzione a Leonardo da Vinci, ma il grande Genio nasceva soltanto tredici anni dopo, nel 1452…

Come appariva il nostro Duomo nel ‘400 ? Risplendeva di bianco e venne sottratto sin dall’inizio alla tradizione del gotico lombardo: nessuna decorazione in cotto, nessun mélange di colori rossi. Insomma, non gotico lombardo, bensì gotico europeo, una caratteristica che vedeva inserito il Ducato milanese in quella Mitteleuropa che i Visconti da tempo sognavano.

A dimostrazione di ciò, citiamo la consulenza prestata non solo da architetti lombardi, ma anche da architetti provenienti dall’estero. Ricordiamo tra gli altri Giovanni da Friburgo (svizzero), Ulrico da Fuessingen (tedesco), Corrado Bruges (fiammingo), Jean Mignot (francese). Agli inizi, i pareri tra architetti nostrani e stranieri furono discordanti e spesso confluirono in vivaci polemiche, ma va sottolineato che, sotto i Visconti, la direzione dei lavori risultò sempre di natura collegiale.

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