Daniela Reho candidata al Consiglio Comunale

di UPerugini *

La politica è di chi si impegna seriamente per cambiare le cose. Molti milanesi sono delusi, scettici. Credono che non vi siano più persone che si dedichino a questa attività con serietà, senso di responsabilità e spirito di servizio. Ma sarebbe un errore pensarla così. Bisogna avere fiducia, soprattutto in quei  giovani che hanno deciso di scegliere l’impegno politico non per ambizioni personali ma allo scopo di interpretare le esigenze dei cittadini che si apprestano a rappresentare.

Tra queste persone, ci piace segnalare Daniela Reho, poco più che trentenne, già Consigliere di zona (dal 2006 al 2011), laurea triennale in giurisprudenza, laurea magistrale e master alla Bocconi. Persona preparata e soprattutto disponibile all’ascolto, attenta ai problemi della gente e delle periferie.  E’ candidata al Consiglio Comunale per Lista civica Parisi­Milano Unica.

Le facciamo alcune brevi domande.

  1. L’introduzione dei municipi potrebbe davvero cambiare il modo di amministrare la città? E come? Le competenze dei Municipi saranno più ampie rispetto ai Consigli di zona?

Si, penso assolutamente che questa modifica possa contribuire ad innalzare la qualità dell’amministrazione cittadina. Per una città estesa ed importante come Milano, la scelta di creare organi istituzionali più a “dimensione di quartiere” che permettano di creare un ponte tra la singola zona (ora municipio) e l’amministrazione centrale sia estremamente importante.

Con questa riforma verranno trasferite, almeno sulla carta, risorse e competenze dal Comune al Municipio, permettendo dunque un continuo dialogo e un’azione congiunta tra il centro e le periferie.

Dico sulla carta perché una delle sfide della prossima giunta sarà proprio quella di portare a compimento questa mini-rivoluzione del governo cittadino.

  1. Perché può essere importante il vigile di quartiere?

I cittadini non si sento più sicuri di camminare per le vie del proprio quartiere, hanno paura ad usare i mezzi pubblici, e non più solamente la sera tardi, non avvertono più la presenza dello Stato nelle aree “calde” della città. Questa sensazione di abbandono, con buona pace dei buonisti, la si avverte chiaramente parlando con i milanesi e chi a Milano ci vive, dagli anziani agli studenti, dalle famiglie ai commercianti.

In troppo situazioni l’amministrazione comunale uscente, ha agito (o non ha agito!) in maniera ideologica e naif.

Il vigile di quartiere, dotato dei giusti mezzi, può contribuire a recuperare un senso di sicurezza, ma serve anche ripensare l’approccio del Comune verso i problemi legati alla criminalità, all’immigrazione, ai quartieri dormitorio e alla povertà.

  1. Parisi ha parlato di riqualificazione urbana. Cosa si intende? Dobbiamo temere una nuova colata di cemento a scapito del verde?

Non ci sarà nessuna nuova colata di cemento indiscriminata. Occorre sfatare però il mito che cemento e verde siano due approcci antitetici alla riqualificazione urbana. L’attuale giunta ci ha propinato per 5 anni una serie di battaglie e promesse figlie di un ecologismo ideologico, di facciata: zero investimenti nel verde pubblico, spezzoni di piste ciclabili distribuite senza continuità e senza ordine logico, Area C inutilmente costosa (ed estremamente dannosa per chi lavora), invece che incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, ci sono stati rincari pesanti su abbonamenti e biglietti (senza scordare la mancanza di sicurezza!), interventi sulla mobilità scellerati, basti pensare a Piazza Castello chiusa al traffico, che è stato dirottato su Foro Buonaparte dove tra pavè in condizioni pessime, binari del tram e macchine in doppia fila la circolazione risulta congestionata e pericolosa.

Il piano di Parisi per la riqualificazione invece si basa su un mix di proposte: realizzazione del Parco Orbitale, collegando i parchi cittadini con un percorso ciclabile e facendo gestire il verde ai cittadini stessi, riqualificazione degli scali ferroviari attualmente abbandonati, modifica del PGT. Gli interventi che rientrano nel macro argomento della riqualificazione urbana sono tanti e vanno inseriti in un discorso organico e che preveda la compartecipazione di pubblico e privato.

  1. Si riuscirà a rendere Milano davvero smart con innovazioni tecnologiche che possano snellire la burocrazia in tutti i settori?

Si e si deve riuscire! Attualmente la burocrazia soffoca l’iniziativa privata, soffoca gli investimenti, il lavoro ma anche la vita quotidiana dei cittadini. Oggigiorno siamo costretti a prendere i permessi dal lavoro per andare in qualche ufficio comunale, siamo sommersi da scartoffie e balzelli per ogni singola pratica. Non si può vivere così!

Digitalizzare la PA è una priorità, che servirà a semplificare il rapporto tra il cittadino e il Comune, aiuterà ad aprire Milano agli investimenti, con tutte i benefici che a cascata seguiranno.

Ancora una volta la ricetta prevede una coazione tra pubblico e privato.

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