L’EVOLUZIONE DELL’ARCHITETTURA NEL 1600

di Carlo Radollovich

Il noto architetto Francesco Maria Richini (1584-1658), esponente di una ricca famiglia in cui operavano ingegneri e architetti, lavorò attivamente nel settore religioso, conferendo ai propri progetti un gusto decisamente barocco.

Basti ricordare, tra le altre, le chiese milanesi di San Giorgio al Palazzo, Sant’Alessandro, Santa Maria alla Porta, San Giuseppe, ma non dobbiamo dimenticare l’impegno del Richini e di diversi suoi colleghi nell’ambito dell’edilizia privata. Come si presentavano i nuovi palazzi abitati dai signorotti spagnoli, ormai padroni della nostra città? Senza dubbio sfarzosi, sontuosi e dalla crescente pomposità delle linee.

Citiamo specifici esempi come il palazzo Annoni (vedi foto) in corso di Porta Romana, forse il vero capolavoro del Richini, al quale possiamo senz’altro aggiungere il palazzo Durini nella via omonima, il palazzo Sormani in corso di Porta Vittoria e la facciata del palazzo del Senato in via Senato.

Ma al di là del lusso e delle ostentate magnificenze, su quali particolari caratteristiche, tra le altre, dovevano basarsi i progetti relativi ai palazzi da costruire durante l’occupazione spagnola? Sembra quasi incredibile, ma una nuova, specifica esigenza veniva dettata dal “parco” carrozze, sia per i necessari e più larghi ingressi e portali, sia per il rimessaggio delle stesse vetture. Le carrozze rappresentavano un’evoluzione assai importante, non solo per le abitudini ambrosiane, ma addirittura per quelle dell’intera Europa.

Va ricordato che le vetture del Quattro e Cinquecento erano decisamente rigide, molto scomode per intraprendere lunghi viaggi. Nel Seicento si presentavano per contro molto più comode, spaziose, con sospensioni applicate su robuste, ma anche parzialmente flessibili cinghie di cuoio, che potremmo battezzare “antenate delle balestre”.

Con il trascorrere degli anni le carrozze diventavano sempre più ambite, non solo da parte dell’alta nobiltà, ma anche da parte di coloro che potremmo oggi definire medio-borghesi. Ecco perché la nuova architettura doveva senz’altro tenerne conto: infatti, si doveva prevedere un vasto cortile centrale, uno o più cortili di servizio, scuderie, fienili e abitazioni da destinare ai palafrenieri.

Nella pavimentazione dei cortili si ricorreva a speciali lastricati per le ruote delle carrozze. E poi la posa dei paracarri, i cui limiti non dovevano essere oltrepassati dai cocchieri. Tutte queste problematiche non erano presenti nei palazzi rinascimentali. Ecco perché il nuovo e prorompente mondo delle carrozze doveva necessariamente influire, più di quanto potremmo oggi immaginare, sul mondo architettonico dell’epoca.

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