GLI ARCHITETTI FIORENTINI SBARCANO A MILANO (1450)

di Carlo Radollovich

I maestri fiorentini giunsero nella nostra città con idee architettoniche decisamente rivoluzionarie e spesso entrarono in polemica con gli architetti lombardi. Lo stesso Bartolomeo Gadio (1414-1484), ingegnere e architetto della corte sforzesca, scriveva in una lettera che “Questi fiorentini non sano quelo che fasano”.

Ma i frequenti battibecchi, grazie anche agli abili interventi di Francesco Sforza, si tramuteranno ben presto in una collaborazione feconda. Infatti, le costruzioni effettuate sotto la dinastia sforzesca procedettero con buona armonia tra le parti e videro sostanzialmente fondersi i canoni delle due scuole, laddove la lombarda tendeva comunque a far prevalere, laddove possibile, la tradizione, mentre la fiorentina si dichiarava più favorevole all’innovazione.

Francesco Sforza desiderava comunque conferire magnificenza alla propria dinastia e l’architettura rivestiva, tra l’altro, un importante ruolo politico. Lo stesso Bartolomeo Gadio, ad esempio, si mostrava alacre coordinatore dei lavori al Castello Sforzesco, ma la direzione degli stessi venne affidata ad un fiorentino e precisamente ad Antonio Averlino, soprannominato “il Filarete”, colui che ama la virtù. Lo stesso Sforza desiderava il meglio anche per i monumenti pubblici più in vista e non mancava di rifarsi alla Firenze dei Medici, maestra non solo d’arte, ma anche di cultura. Egli volle cancellare tutte quelle forti inimicizie che Gian Galeazzo Visconti aveva seminato (e non solo) nei confronti della città toscana. Ed ecco che Francesco seppe avviare una cordiale amicizia con Cosimo de Medici: non solo gli ambasciatori tra Milano e Firenze si fecero sempre più morbidi nel trattare gli affari di stato, ma vennero addirittura scambiati preziosi doni come dipinti di spicco, statue, persino codici miniati.

E quando il duca di Milano fece dono a Cosimo niente meno che di un ampio palazzo della contrada dei Bossi, ecco che Cosimo si sentì in obbligo di inviare a Milano il suo più prestigioso architetto, il Filarete per l’appunto. Tale palazzo divenne la sede milanese del Banco Mediceo, gestita dalla famiglia fiorentina dei Portinari. L’esponente più autorevole della famiglia Portinari fu Pigello, il quale si sforzò di introdurre a Milano, con successo, le forme rinascimentali toscane più innovative. Si pensi ad esempio alla cappella gentilizia dei Portinari che riportiamo in foto (ammirevole l’arca in marmo di Carrara), eretta tra il 1462 e il 1468 dietro l’abside di Sant’Eustorgio. E qui va comunque ricordato che le linee architettoniche toscane si fusero armonicamente con il gusto lombardo.

 

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